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Roberto Leydi E Sandra Mantovani 1949 1958 Cop

Domenico Ferraro, a cura di, 

Roberto Leydi e Sandra Mantovani, 1949-1958

 

Interno d'arte e cultura di due intellettuali 
2026, € 20
Formato 17x21, pp. 160, 47 foto a colori 

In offerta con il 5% di sconto

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All’origine di questo libro c’è un bellissimo cartiglio inviato da Roberto Leydi a Sandra Mantovani nel 1949 per gli auguri di Natale: un portfolio di fogli pinzati che, per la varietà dei suoi contenuti, attesta non solo l’ampiezza di interessi di due giovani che si affacciavano alla vita nel secondo dopoguerra ma anche la disposizione eclettica di una generazione, avversa ad ogni rigida ripartizione di ambiti disciplinari e attratta dalle grandi correnti della cultura europea ed americana, in reazione a un’autarchia che, prima di essere praticata dal regime, era stata teorizzata dalle filosofie idealistiche.

Tra dipinti e copioni, disegni e libri, marionette e burattini, nella successione dei diversi saggi, è così tutto un ambiente culturale a disvelarsi progressivamente a seconda che si guardi alla corrispon­denza, alla biblioteca o anche alle pareti di casa Leydi-Mantovani. Di pagina in pagina, in particolare, emerge la vivacità di una composita schiera di amici che si ritrovano agli spettacoli del Piccolo Teatro, più spesso nei locali dove si suonava jazz o anche per le vie di Brera, popolate da fotografi, grafici e pittori i cui doni sono alla base della “pinacoteca” privata dei due innamorati convolati a nozze nel 1953.

Con un fare sfrontato e irriverente, tutti loro in realtà, da Max Huber a Luciano Berio, da Tommaso Giglio a Umberto Eco, da Tullio Kezich a Gino Negri, dall’interno di giornali, case editrici e teatri, si apprestavano a orientare le scelte culturali di un intero paese, con proposte di grande originalità che, inscritte all’interno di un perimetro decisamente urbano, possono comprendersi appieno soltanto in relazione agli appassionati confronti e agli straordinari entusiasmi di un decennio per molti versi irripetibile, in una città come Milano chiamata a rifondare se stessa e il suo futuro.

Con i dipinti di casa Leydi-Mantovani, la riproduzione del cartiglio d'auguri natalizi e con saggi di Rossana Sacchi, Antonello Negri, Nicola Scaldaferri, Franco Citterio e Piero Corbella.


 

Questa singolare pubblicazione, proponendo in appendice le riproduzioni di quadri e oggetti appartenuti alla coppia, introduce al tema del volume, quello di delineare la composita vivacità della scena culturale milanese entro la quale Leydi ha mosso i primi passi, come critico de l’Avanti e l’Unità e di periodici, come “allievo” di Ferdinando Ballo, come seguace del Politecnico di Elio Vittorini, come amico di Max Huber, Sergio Dangelo, Tullio Kezich, Paolo Grassi, Umberto Eco, Luciano Berio, Luigi Rognoni, come onnivoro appassionato di architettura, di grafica, di musica, di cinema, di poesia, di teatro popolare Luca Cerchiari, L'Osservatore

Un libro entra in una casa e finisce per raccontare una città. (...) Il libro ricostruisce un decennio in cui Milano prende forma come laboratorio culturale, tra incontri, esperimenti e relazioni che cambiano il corso della musica e delle arti in Italia.  Il libro tiene insieme tutto questo senza trasformarlo in elenco. Fa vedere come nascono le idee quando esiste una comunità che le sostiene. Milano, in quegli anni, funziona così: un intreccio continuo tra vita privata, ricerca artistica e spazio pubblico. Un ritratto preciso, pieno di movimento, che racconta un tempo in cui sperimentare sembrava naturale. E in cui la cultura aveva il coraggio di prendere posizione Zazibou

Un racconto a più voci  sulla giovinezza di due personalità d'eccezione del nostro paesaggio culturale, entrambe legate alla musica e all'etnomusicologia, Roberto Leydi e Sandra Mantovani, è il titolo ma anche il nucleo irradiante del volume lungo un decennio di scoperte, di febbrili innovazioni che fu quello, subito dopo la guerra, della rinascita di Milano in tutti i settori  Attilio Scarpellini, Qui comincia-Rai Radio3


Thumb Ferraro


Docente di Storia della filosofia moderna all'Università di Roma-Tor Vergata, Domenico Ferraro si occupa anche di cultura italiana del Novecento. Direttore della Rete degli archivi sonori, per Squilibri ha pubblicato il volume Roberto Leydi e il Sentite buona gente. Musiche e cultura nel secondo dopoguerra, e curato diversi volumi tra i quali, assieme ad Arnaldo Bonzi, Giacomo Pozzi Bellini. Viaggio in Sicilia (estate 1940)

 


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