Raffaele Di Mauro
Agli albori della canzone napoletana
Storia e analisi di un repertorio ubrano (1824-1879)
2026, € 34
Formato 15x21, pp. 304
Nel periodo compreso tra il 1824 e il 1879, delimitato dall’avvio dei Passatempi musicali di Guglielmo Cottrau e dalla morte di suo figlio Teodoro, Raffaele Di Mauro ha individuato una fase storica di fondamentale importanza per comprendere appieno la nascita della canzone napoletana classica, situata nell’incessante reciprocità di scambi e di influenze tra mondi culturali e ambienti sociali ancora non così nettamente distinti, tra il Molo e i salotti botghesi e l’azione di cantastorie, viggianesi e improvvisatori, da una parte, e raffinati intellettuali e musicisti, dall’altra.
Per il tramite anche dell’analisi di una sterminata messe di fonti orali e a stampa, in grandissima parte allegati al volume, in molti brani popolari sono così state rinvenute in nuce tutte le caratteristiche formali, sia testuali e musicali, che caratterizzeranno il repertorio della canzone napoletana che si configura pertanto come uno dei primi esempi di popular music urbana, oltre che come uno dei più importanti “patrimoni” musicali al mondo.
I contenuti extra -sia musicali che cartacei- sono consultabili tramite accessi personali ed esclusivi per ogni lettore
In anteprima nazionale, il volume sarà presentato il 21 maggio, alle ore 17,30, al Teatro Trianon di Napoli, La Stanza della memoria, all'interno di "RiSoNa", da Pasquale Scialò in dialogo con l'autore e con interventi musicali di Franco Castiglia ed Emanuela Loffredo (voci), Maurizio Pica (chitarre) e Michele De Martino (mandolino)
Dall'Introduzione
Un momento fondamentale e temporalmente circoscritto tra due date precise: dal 1824, data d’inizio dei Passatempi Musicali curati da Guglielmo Cottrau, al 1879, data invece della morte di Teodoro Cottrau, figlio dello stesso Guglielmo. Tale periodo, spesso quasi ignorato, e corrispondente a poco più di un cinquantennio, praticamente una sorta di “secolo breve” della canzone napoletana, era sembrato richiedere un’indagine più approfondita e scientificamente rigorosa, in quanto, a nostro avviso, senza una sua adeguata analisi non si sarebbe forse mai compreso appieno il percorso che aveva portato all’esplosione del fenomeno “canzone napoletana” verso la fine del XIX secolo: specificamente dal 1880 in poi, data ritenuta da diversi studiosi come l’inizio del “periodo d’oro” della canzone napoletana, comunemente definita “classica”.
La nostra ricerca era, quindi, mossa da alcune domande apparentemente semplici ma le cui risposte ci apparivano in corso d’opera sempre più articolate e difficili: cos’era avvenuto prima di Funiculì Funiculà, ‘O sole mio, Era de Maggio e così via, e prima dell’apparizione dei vari Di Giacomo, Ferdinando e Vincenzo Russo, Costa, Valente, Di Capua ecc.? E in quali forme, modi e termini c’era stato (se c’era stato) un apporto della musica di tradizione orale o cosiddetta “popolare” alla nascita della canzone napoletana?
Già in quel lavoro si erano tracciate delle linee di ricerca e si era ipotizzata una ripartizione del periodo in almeno tre fasi, riconfermata nel presente lavoro. Ma era apparso fin da subito chiaro che la ricerca necessitava di un ulteriore approfondimento poiché le fonti individuate e da ricercare erano assai numerose e solo dalla visione, dalla ricostruzione, dall’analisi e dal confronto incrociato del maggior numero possibile di esse, sarebbe stato possibile fornire un quadro più fedele e veritiero, provando anche ad ipotizzare una lettura critica adeguata. Si avvertiva la necessità, innanzitutto, di un grande lavoro di “storicizzazione” della canzone napoletana, colpevole mancanza negli studi musicologici, già rilevata sul finire degli anni ’60 da Diego Carpitella, il quale aveva sostenuto che: "La canzone napoletana è un capitolo estremamente importante nella storia della musica italiana e purtroppo di essa non è stata fatta un’approfondita analisi storica. Nel suo iter temporale concorrono vari elementi: una posizione di sintesi tra patrimonio tradizionale musicale della città e della campagna; una continuità artigianale che ha subito le influenze musicali culte «fino a un certo punto»; una presenza dialettale viva".
Tenendo poi presente il titolo di un fortunato saggio di De Simone, in cui le varie questioni venivano lucidamente messe sul tappeto ma le cui argute intuizioni ed elaborate argomentazioni poggiavano talvolta su un’esigua conoscenza diretta delle fonti (soprattutto relative al periodo da noi individuato), avevamo pensato che fosse ormai giunto il momento di provare a passare dagli appunti “disordinati” a una specifica ricerca per una più “ordinata” storia della canzone napoletana.
(…) Il primo passo della nostra ricerca è stato quindi, soprattutto, il reperimento del maggior numero possibile di fonti scritte (manoscritti, partiture, fogli volanti ecc.) conservate presso alcune delle più importanti biblioteche italiane e straniere. La maggior parte delle fonti è stata reperita ovviamente a Napoli, in particolare presso la Biblioteca del Conservatorio San Pietro a Majella e la Sezione Lucchesi Palli della Biblioteca Nazionale. Ma un’altra consistente parte dei materiali è stata recuperata presso altre importanti biblioteche italiane come quelle dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, del Conservatorio di Milano (in particolare presso il fondo Noseda), della Marciana di Venezia, non dimenticando alcune preziose fonti trovate presso la British Library di Londra e la Bibliothèque Nationale de France a Parigi.
Il repertorio della canzone napoletana del periodo è risultato abbastanza ampio: circa un migliaio sono i brani da noi censiti per canto e pianoforte (senza considerare le trasposizioni degli stessi brani per vari registri vocali, con diversi accompagnamenti ecc.), circa trecento invece i brani raccolti su fogli volanti ma, soprattutto nel secondo caso, si tratta molto probabilmente soltanto della punta di un iceberg di un repertorio in buona parte ancora “sommerso” che noi in questo lavoro abbiamo provato, almeno in parte, a far riemergere.
Per l’analisi di alcuni particolari brani, oltre alle fonti scritte, sono state prese in considerazione anche le successive fonti sonore, ovvero sia le versioni apparse su dischi a 78 giri degli inizi del Novecento, sia quelle registrate “sul campo”, nella seconda metà dello stesso secolo, durante le ricerche etnomusicologiche effettuate dai vari Carpitella, De Martino, De Simone e altri.
Questa scelta, che potrebbe sembrare per certi versi azzardata vista anche la grande distanza temporale, si è rivelata in taluni casi assai fruttuosa, poiché ha permesso di verificare innanzitutto quali dei brani presi in esame avessero ancora una presenza negli attuali repertori tradizionali (seppur con uno stile esecutivo lontano da quello della canzone popular urbana) e di delineare ipoteticamente quali potessero essere le diverse tipologie di repertori musicali, soprattutto “urbani”, alle quali avevano potuto attingere a suo tempo i vari Cottrau, Florimo, Ricci e altri. Provando in questo modo a fornire, attraverso il confronto con le testimonianze sonore successive, sia pure con la dovuta cautela, una “lettura critica delle fonti del passato”.
I materiali a stampa allegati al volume
I documenti cartacei allegati al volume sono divisi in tre sezioni, collegate ai primi tre capitoli della prima parte del volume con le relative fasi storiche, più una quarta sezione dedicata ai fogli volanti: diverse migliaia di pagine di testi e spartiti musicali per un'approfondita analisi della nascita della canzone napoletana.
SEZIONE 1
Guglielmo Cottrau - Passatempi Musicali, 3ª edizione, 1829
Tre brani “d’autore” degli anni ‘30
Gaetano Donizetti - Le 5 canzoni napoletane
SEZIONE 2
Te voglio bene assaie (diverse versioni manoscritte e a stampa)
- Tre “risposte” con musica
Guglielmo Cottrau
- Mélodies de Naples et ses environs (Paris, 1841)
- 24 Nouvelles mélodies nationales de Naples (Paris, 1843)
- 12 Nuove melodie nazionali napolitane (Londra, 1843)
- Tabella I - Guglielmo Cottrau
Francesco Florimo
- Le montanine (ed. Ricordi, 1853)
- I canti della collina (ed. Ricordi, 1853)
- Le brezze marine (ed. Ricordi, 1853)
- Ischia e Sorrento (ed. Ricordi, 1853)
- Le Napolitane (ed. Ricordi, 1853)
- Scelta canzoni popolari napolitane I raccolta (ed. Ricordi, 1858)
- Scelta canzoni popolari napolitane II raccolta (ed. Ricordi, 1858)
- Le montanine (ed. Girard 1844)
- I canti della collina (ed. Girard 1845)
- Le brezze marine (5 brani, ed. Girard 1846)
- Ischia e Sorrento (ed. Girard 1849)
- Le popolane (ed. Girard 1851)
- Le serate di Capodimonte (ed. Stabilimento Musicale Partenopeo 1853)
- Le Napolitane (ed. Stabilimento Musicale Partenopeo 1853)
- Canti del Golfo (3 brani, ed. Stabilimento Musicale Partenopeo 1854)
- Santa Lucia (ed. Lucca, 1864)
- Tabella II - Francesco Florimo
Federico Ricci
- Grida de’ venditori di Napoli (ed. Girard 1844)
- Canzoni napoletane da varie raccolte
Luigi Ricci
- Due canzoni napoletane
Nicola De Giosa
- A stella mia. Album napoletano, 1849 (12 canzoni)
- Altre 8 canzoni napoletane da raccolte varie
Saverio Mercadante
- A Retella mia, 1849 (4 canzoni)
- Altre 7 canzoni napoletane da raccolte varie
Pascariello Album nuovissimo musicale (F. lli Migliorato, 1850)
SEZIONE 3
Teodoro Cottrau
- Inni nazionali dell’Italia libera, 1860
- Brezze di Santa Lucia, 1865
- La chitarra di Friso (due raccolte), 1868
- Eco del Vesuvio, 1874
- Album della Regina. 40 Serenate del Golfo, 1878
- Altri brani sciolti in napoletano e in italiano
- Tabella III – Teodoro Cottrau
Luigi Chiurazzi
- La chitarra napolitana. Raccolta di nuove canzoni popolari, 1869
- Spine e rose, 1870
Vincenzo De Meglio
- Eco di Napoli. 100 Celebri canzoni popolari napolitane (ed. Ricordi, 1877)
Luigi Biscardi
- Collezione di canzoni napoletane (7 album)
- I costumi di Napoli
Passatempi Musicali (Regio Stabilimento Musicale di Teodoro Cottrau, 1865)
La Napolitana (Fabbricatore, 1865)
Raccolta di canti popolari napolitani (Ricordi, 1868)
SEZIONE 4
Fogli volanti
- Tabella IV – Fogli volanti 217
I due CD
I due cd audio, allegati al volume, contengono complessivamente 39 tracce sonore, di cui 23 nel primo cd e 16 nel secondo. I riferimenti specifici alle registrazioni sonore sono contenuti all’interno del testo e a quelli rimandiamo per una più puntuale contestualizzazione. Tuttavia forniamo qui di seguito una descrizione generale dei contenuti sonori di cui vengono fornite – oltre alle info riguardanti titolo, durata, luogo, data, nome degli esecutori, strumenti e collocazione (archivio, fondo privato ecc.) – le trascrizioni testuali e le relative “traduzioni” in italiano, tutte realizzate dal sottoscritto, tranne dove diversamente indicato. Diverse registrazioni provengono dagli Archivi di Etnomusicologia di Santa Cecilia di Roma, dal fondo di Roberto Leydi depositato presso il Centro di Dialettologia e di Etnografia di Bellinzona in Svizzera e dal Centro Studi Alan Lomax, altre invece dagli archivi privati di gruppi di ricerca (Teatrogruppo di Salerno) o singoli ricercatori (come Leonardo Alario e Sergio Bonanzinga). Ringraziamo tutti sentitamente per la gentile concessione dei materiali sonori qui presentati.
Nel primo cd sono contenute registrazioni sonore di diversi ricercatori (Ernesto De Martino, Claudio Petruzziello, Mario Di Paolo, Leonardo Alario, Alan Lomax, Teatrogruppo di Salerno, Fiorella Greco, Franca Romano, Antonino Uccello, Sergio Bonanzinga, Giorgio Nataletti e Remigio De Cristofaro) relative alle versioni “tradizionali” delle seguenti canzoni napoletane: Michelemmà (track nn, 1, 2 e 5) Aizzaie l’uocchie ‘ncielo (nn. 3 e 4), L’aria de lo mare (n. 6), L’aquila coll’ali d’argento (nn. 6-12), O pescator dell’onne (n. 13), La calabresella (nn. 14-20) e Lu golio de na figliola (nn. 21-23). Segnaliamo che le tracce nn. 11 e 12, anche se separate, sono in realtà da considerarsi come un’unica traccia: si tratta di un canto alla cilentana a due voci accompagnate da chitarra battente dove, nella prima registrazione, viene eseguito solo il primo distico, mentre, nella registrazione successiva, viene completato il testo con gli altri tre distici, a completare la struttura tipica di questi canti alla cilentana in quattro coppie di distici di endecasillabi che formano un’ottava “siciliana” con rime alterne ABABABAB. Segnaliamo, invece, che nella traccia n. 13, ci sono diverse fermate nell’esecuzione poiché, pur coinvolgendo quattro voci femminili (una che intona il canto e le altre che entrano coralmente), soltanto una di loro ricorda le parole del canto e istruisce le altre sul come proseguire. Nonostante ciò abbiamo lo stesso deciso di proporvi la registrazione per il suo valore “documentario”, al di là delle imprecisioni “esecutive”. Ringrazio, inoltre, vivamente l’amico Giuseppe Giordano per la trascrizione delle tre registrazioni “siciliane”, due di Antonino Uccello (nn. 18-19) e una di Sergio Bonanzinga (n. 20).
Il secondo cd contiene invece registrazioni dei seguenti ricercatori: Diego Car pitella, Ernesto De Martino (alcune da solo, altre con Carpitella), Leonardo Alario, Mario De Concilio, Alan Lomax e Roberto Leydi. Il primo gruppo di registrazioni sonore riguarda differenti versioni “tradizionali” ‒ raccolte tra Basilicata, Puglia e Calabria ‒ di una celeberrima canzone napoletana, Fenesta che lucivi e mo non luci (nn. 01-09). Le successive registrazioni riguardano, invece, la nota Canzone sulla Tarantella ‘O Guarracino (n. 10), l’Antichissimo dialogo di Zeza ovvero la cosiddetta Canzone di Zeza, rilevata la prima volta in un gruppo di registrazioni da Alan Lomax (nn. 11-14) ed, infine, la celebre Pastorale de’ Zampognari Quanno Nascette Ninno, la cui melodia, anche nella versione probabilmente “sorella” in italiano, Tu scendi dalle stelle, è ancora assai diffusa in ambito tradizionale nelle novene natalizie (nn. 15-16). Tra i brani contenuti nel secondo cd, particolare importanza rivestono sicuramente le registrazioni relative alla Canzone di Zeza di Mercogliano (AV), rilevate da Lomax nel gennaio del 1955, qui per la prima volta riportate integralmente e la cui trascrizione testuale è stata di non poche difficoltà, sia per il peculiare dialetto dell’area avellinese, non sempre di facile comprensione, sia per la “corruzione”, probabilmente dovuta ad una non sempre “corretta” trasmissione orale di questi repertori, di alcune espressioni e parole dialettali che, rispetto ad una fonte ottocentesca scritta da noi consultata il cui testo è davvero molto simile alla Zeza di Mercogliano (si tratta del Ridiculuso Contrasto De Matremonio mpersona Di D. Nicola Pacchesecche, e Tolla Cetrula, fglia de Zeza e Polecenella, stampato da Avallone nel 1849), hanno subito inevitabilmente, nel corso di più di un secolo, alcune “modifiche” nell’esecuzione e nella diffusione orale. Alcuni di questi esempi, a nostro avviso, di “corruzione” linguistica ed espressiva, sono da noi segnalati (tra parentesi quadre) nelle “traduzioni” in italiano delle relative registrazioni sonore.
Etnomusicologo e docente di Storia della Musica in diversi istituti di ricerca e di formazione e responsabile scientifico dell’Archivio Sonoro della Campania, Raffaele Di Mauro ha pubblicato numerosi saggi sulla canzone napoletana e sui repertori della musica di tradizione orale della Campania.
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