Nicola Scaldaferri
Kapelja
La festa della Madonna della Stella e i pupazzi pirotecnici a S. Costantino Albanese.
2026, 108 pp., 44 foto a colori e numerosi video e brani audio tramite QR Code, € 15
A San Costantino Albanese (Potenza), le celebrazioni della Madonna della Stella, al centro di un’intensa e partecipata devozione, hanno luogo la seconda domenica di maggio e costituiscono il principale evento festivo di questo paese arbëresh della Val Sarmento, in Basilicata.
Tra gli elementi più caratteristici delle celebrazioni sono da annoverare i pupazzi pirotecnici, Nusazit, raffiguranti una coppia nei tipici costumi arbëresh, due fabbri e un diavolo, accesi la mattina della festa ad apertura della processione.
Grazie a un ricchissimo apparato di documenti fotografici, sonori e audiovisivi che si estendono su un vasto ambito cronologico, il volume ripercorre in dettaglio i momenti salienti del culto mariano e la componente sonora e musicale che lo contraddistingue, la storia del santuario che affonda le sue radici nell’antica presenza italo greca, e la storia dei pupazzi che, introdotti per la prima volta agli inizi del Novecento, nell’arco di circa un secolo sono diventati uno dei simboli identitari più forti della comunità.
In regalo, per chi acquista il volume, il DVD Nusazit
Dall’Introduzione
Kapelja, il termine scelto come titolo di questo volume, viene utilizzato a S. Costantino Albanese per indicare ad un tempo il santuario mariano della Madonna della Stella (Shër Meria Illthit), cuore religioso della comunità, e la festa che si celebra la seconda domenica di maggio. Si tratta di un evento assai sentito dalla popolazione, dove l’intensa devozione mariana, la pratica dei canti religiosi, i momenti liturgici e paraliturgici sono affiancati da eventi profani, tra i quali spicca la tradizione dei pupazzi pirotecnici, Nusazit.
La ricerca approdata a questa pubblicazione ha preso le mosse da un interesse che si presentava inizialmente circoscritto ai pupazzi. Si tratta di un’indagine protrattasi a lungo, ai margini di altre ricerche che ho condotto nel corso del tempo su questo paese, in particolare su aspetti di interesse musicale, e che giunge ora a una tangibile presentazione dei risultati nel loro insieme. L’indagine è andata via via allargandosi, nel corso degli anni, anche ad altri aspetti della festa, alle sue pratiche devozionali e ai suoi luoghi di riferimento. Nusazit hanno finito per rappresentare infatti il punto di contatto di molteplici saperi e pratiche culturali che riguardano in pari misura sia aspetti della sfera religiosa e devozionale che di quella profana. La densità di situazioni che implicano e i significati che suggeriscono ne fanno un oggetto di grande fascino. Già il
fatto di essere pupazzi antropomorfi a grandezza naturale che vengono fatti esplodere o anche la presenza di figure come il diavolo e la coppia vestita con i costumi arbëreshë costituiscono elementi capaci di suggerire stimolanti riflessioni e prospettive di ricerca che probabilmente vanno anche oltre quella che è la reale portata di Nusazit così come viene vissuta dalla comunità locale, dove sono soprattutto visti come imprescindibili ingredienti festosi di una giornata speciale dedicata alla Madonna della Stella, al centro di una forte devozione.
Nusazit sono diventati infatti i protagonisti di un processo di patrimonializzazione, particolarmente intenso negli ultimi anni, che li hanno portati a diventare un autentico veicolo simbolico e identitario. Li si trova riprodotti nei gadget, nelle raffigurazioni degli artisti, nei murali che decorano il paese, nelle sedi museali e perfino sui cartelli che delimitano il centro abitato (che giunge perfino ad essere definito il paese dei Nusazit). Sono diventati in qualche modo un simbolo onnivoro, fagocitando altri aspetti identitari del paese. È indubbio che la grande importanza rivestita oggi dalla festa della Madonna della Stella e intdal relativo santuario (elevato recentemente al rango di santuario diocesano), al di la della già rilevante componente religiosa, debba molto anche a Nusazit, che hanno contribuito a farla diventare “la festa” per antonomasia.
A differenza di fenomeni che si perdono nelle nebbie di un passato non sempre storicamente indagabile, di Nusazit è possibile rintracciare invece con precisione le origini e le tappe di sviluppo. Le origini risalgono circa a un centinaio di anni fa, sono pertanto relativamente recenti se si pensa alla plurisecolare storia degli arbëresh e alle loro radici balcaniche. La storia di Nusazit non presenta peraltro elementi di particolare ‘autenticità’, ed è sganciata da riti e tratti caratteristici delle antiche vicende degli arbëresh di S. Costantino Albanese. Piuttosto, Nusazit rappresentano un caso, quasi da manuale, di invenzione di una tradizione, in cui è possibile seguire il processo di consolidamento, ripercorrendone nel tempo le tappe e individuando con doviziosa precisione i diversi attori coinvolti.
Questo a partire addirittura dall’episodio fondativo, ovvero l’accensione di un diavolo di cartapesta, proveniente dalla tradizione messicana, fino a giungere alla situazione attuale, in cui la loro appropriazione da parte di tutta la comunità li ha trasformati in un simbolo identitario largamente condiviso. Il caso di Nusazit rivela la complessità e l’imprevedibilità dei percorsi che concorrono a creare una pratica culturale, facendo toccare con mano quanto le vicende personali e l’operato di singoli individui possano contribuire a determinare l’insorgenza di nuove consuetudini; nel contempo è capace di rivelare come alla base di fenomeni ritenuti peculiari e autentici di un certo luogo – dotato peraltro di importanti riferimenti al passato proveniente dalla tradizione arbëresh – vi possano essere i processi di emigrazione e l’acquisizione di nuovi elementi provenienti da altri contesti geografici.
I documenti sonori
1. E bukur je më se dielli (Bella sei più del sole)
2. Shër Meria Illëthit (Santa Maria della Stella)
3. Falemia Shër Meri (Ave Maria)
4. Falemia Shër Meri pas pircjuns (Ave Maria per la processione)
5. Falemia Shër Meri (Ave Maria)
6. Falemia Shër Meri pas pircjuns (Ave Maria per la processione)
7. Canti in diverse lingue all'arrivo della Madonna al santuario
8. Dio ti salvi Regina
9. Litanie lauretane
10. Graxje pash ti Zonja Noetésh
11. Shër Meria Illëthit (Santa Maria della Stella)
I video
I materiali audiovisivi si articolano in 24 episodi che in parte riprendono quelli pubblicati nel DVD, Nusazit. I pupazzi pirotecnici della festa della Madonna della Stella a S. Costantino Albanese. Cinquant'anni di documentazione audiovisiva, a cura di Nicola Scaldaferri, Squilibri, 2018.
Gli episodi partono dal 1965, anno al quale risale la prima ripresa al momento nota della festa fatta da Giuseppe Chiaffitella su pellicola 8mm, senza traccia audio; l'ultimo è del 2022, anno in cui la festa riprende con regolarità dopo la pausa forzata del COVID. Essi comprendono i momenti più appariscenti della parte civile della festa e parte delle processioni: l'accensione del cavallo la sera della vigilia, Nusazit e le processioni, in particolare quella della salita che riporta la Madonna al santuario il giorno della festa.
La selezione ha privilegiato soprattutto Nusazit, di cui si possono cogliere le varie trasformazioni nel corso degli anni. I costruttori presenti nei video partono da Giuseppe Di Giorgio in poi; non sono stati reperiti materiali video relativi ai pupazzi dei costruttori precedenti, di cui si conservano solo materiali fotografici.
Nel contempo è possibile cogliere anche i cambiamenti che intervengono nel corso degli anni, a iniziare dall'avvicendarsi dei parroci; Lorenzo Forestieri (parroco dal 1974) Giampiero Vaccaro (che lo sostituirà nel 2020) e Antonio Bellusci (già parroco nel periodo 1965-1973) che ritornerà varie volte in occasione della festa. Da segnalare anche la presenza in più occasioni dei vescovi di Lungro, Ercole Lupinacci e Donato Oliverio.
Numerosi anche i musicisti tradizionali che partecipano alla processione, in particolare con le zampogne: si va dalle figure storiche come Andrea Pisilli e Leonardo Lanza, a quelle della generazione "di mezzo" come Giuseppe Salamone, fino giovani musicisti dell'ultima generazione.
Il percorso si svolge anche attraverso diverse tecnologie; si va da quelle analogiche (su supporti 8mm, Super8, VHS) fino alle digitali (Digital 8, MiniDV, schede di memoria per i video recenti in formato Full HD). Tutti i materiali sono conservati presso il LEAV - Università degli studi di Milano.
Fotogallery
Etnomusicologo dell’Università di Milano, Nicola Scaldaferri si occupa di musica elettroacustica e di pratiche musicali dell’Italia meridionale, dei Balcani e dell’Africa occidentale. Per Squilibri ha pubblicato numerosi volumi tra i quali Due ritratti dal Ghana, Le zampogne a Terranova del Pollino e, con Stefano Vaja, Nel paese dei cupa cupa.
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