Gnut e Alessandro D'Alessandro
Dduje paravise
2026, CD € 20
Formato 14x14, pp. 28, con i dipinti di Chiara Rapaccini
2026, Vinile, € 25
Gnut è uno dei più originali cantautori italiani, autore di un suono in cui si fondono, con sorprendente naturalezza, molteplici ascendenze musicali, accarezzate dal tono discreto e conturbante del dialetto. Compositore e sperimentatore, pioniere nell’utilizzo dell’elettronica applicata al suo organetto ‘preparato’, Alessandro D'Alessandro è tra i musicisti più innovativi della scena italiana.
Si sono incontrati quasi per caso, in una residenza artistica prodotta da Toscana Produzione Musica, per ritrovarsi accomunati dall’amore per le stesse canzoni che hanno così rivisitato come ripercorrendo le tappe di una “educazione sentimentale”, delimitata da una costellazione di voci che, da Libero Bovio a Peppino Di Capri, da Sergio Bruni a Pino Daniele, da Carosone a Roberto De Simone, si aprono sulla vertiginosa storia di una più ampia ed estesa “canzone napoletana”.
Per voce, chitarre, organetto “preparato” ed elettronica, Dduje paravise è un disco - e uno spettacolo- che non mancherà di stupire ed emozionare per l’estro e la fantasia, la libertà e la discrezione di un approccio del tutto originale alla tradizione.
Con due inediti, composti a quattro mani dai due autori, e la partecipazione straordinaria di Tosca ed Enzo Gragnaniello in altri due brani
Il CD
1. SOTT’O MURO 3.32
2. CARMELA 4.57
3. L’ALLERIA E O’ DULORE (MANHÃ DE CARNAVAL) 3.17
feat. TOSCA
4. SILENZIO CANTATORE 3.56
5. E MO’ E MO’ 3.31
6. TUTTO O NIENTE 2.25
7. VILLANELLA DI CENERENTOLA 3.27
8. MARUZZELLA 3.36
9. LA NOVA GELOSIA 2.00
10. ‘E CCERASE 4.04
feat. ENZO GRAGNANIELLO
11. CAMMINA CAMMINA 3.36
GNUT voce, chitarra elettrica, chitarra acustica, cori
ALESSANDRO D’ALESSANDRO organetto preparato, efx, loops, cembali, spazzole, buste, chiavi
Ospiti
TOSCA voce (Tosca appare per gentile concessione di BMG Italia)
ENZO GRAGNANIELLO voce
Produzione artistica/arrangiamenti Alessandro D’Alessandro, Gnut
Editing, Mastering Valerio Daniele c/o Chora Studi Musicali, Calimera (Lecce)
Mix Valerio Daniele, Gnut, Alessandro D’Alessandro
Registrazioni Francesca Prattico c/o Marekà Recording Studio, Napoli
Registrazioni aggiuntive
Gnut c/o Controvento Music Lab, Napoli / Paolo Pecorelli c/o Studio Sette, Roma /
Loris Durante c/o OPA Studio, Roma / Stefano Formato c/o Snap Studio, Napoli
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Ognuno con una lunga carriera da solista e numerose collaborazioni, Gnut e Alessandro D'Alessandro sono alla loro prima impresa in comune
Un disco di canzone classica napoletana, capace di affermare con orgoglio la classicità ormai conquistata anche da un rivoluzionario come il Lazzaro Felice, come di scappare dal “dejà entendu”, dal “già sentito”, dall’intronata routine del cantar verace (...) Un disco come il loro – per voce, chitarra, organetto preparato, elettroacustico, essenziale, antico, moderno- non si era mai sentito. E vale la pena di sentirlo, di sfogliare la sempre curata confezione dei prodotti targati Squilibri (...) La voce di Gnut, un po’ Roberto Murolo un po’ Nick Drake, si adagia malinconicamente sulla chitarra e l’organetto, l’elettronica regala il ritmo, il groove, quando serve, solo se serve Federico Vacalebre, Il Mattino
E fondono molto bene la voce soda e terrosa del cantante e gli arpeggi della sua chitarra acustica con l’universo sonoro della musette, della variété e del jazz francese, con invenzioni ora dolci ora sorprendenti. Così i due artisti hanno rivisitato con leggerezza e allegria i loro brani preferiti, andando a pescare dagli storici maestri Salvatore Di Giacomo e Libero Bovio fino alle voci sublimi di Sergio Bruni e Pino Daniele. A questi brani si aggiungono anche due inediti, scritti a quattro mani dai due autori, "Sott’o muro" e "Tutto o niente", brillanti composizioni in linea con tutta la filosofia dell’album (...) chiude con Cammina, cammina, il malinconico omaggio a Pino Daniele, certamente una delle ispirazioni e punto di riferimento di questo carezzevole disco, un tentativo garbato di modernizzare le antiche melodie tradizionali con sonorità originali e innovative Flaviano De Luca, Il Manifesto
Un disco che si muove sul crinale sottile tra omaggio e riscrittura, restituendo alla tradizione napoletana una vitalità sorprendente, libera da ogni tentazione museale. Emoziona per discrezione e fantasia, per libertà e misura. È un lavoro che guarda alla tradizione non come a un punto d’arrivo, ma come a un luogo da abitare, reinventare e condividere: un disco che trasforma Napoli e la sua canzone in uno spazio vivo, sospeso tra memoria, invenzione e futuro Alessia Andreon, Inside Music
Non è la linea del folklore esibito, né quella della canzone da cartolina buona per ogni stagione. È una linea più segreta, fatta di malinconia trattenuta, di melodie che sembrano nascere già stanche, consapevoli del peso delle emozioni che portano con sé. Dentro quella linea si muovono con passo leggero Gnut e Alessandro D'Alessandro Giuseppe Attardi, Segnali sonori
I due costruiscono un disco che sembra uscito da un vicolo al tramonto, quando le voci si sovrappongono e la città diventa un’unica grande storia collettiva. Le canzoni hanno una delicatezza antica, ma non sono mai nostalgiche. Sono vive, piene di dettagli che profumano di quotidiano, di mare, di legno consumato dal tempo. (...) Gnut e D’Alessandro si muovono con una naturalezza sorprendente tra tradizione e contemporaneità. Sono due narratori che conoscono bene la materia che maneggiano e il risultato è un disco che trova una dimensione sospesa tra malinconia e dolcezza Raffaello Carabini, Spettakolo.it
Un percorso dove l’avanguardia di fondo è pregiata nel decantare un’evoluzione personale che sa raggiungere apici di elevato valore artistico Marco Zordan, Indiepercui
L’atmosfera è quella di un Mediterraneo non turistico ma interiore, dove la voce di Gnut — calda, espressiva, velata di malinconia — si muove su tappeti sonori plasmati da D’Alessandro, tra impulsi digitali e memoria acustica. Non è world music: è piuttosto un ritorno alle origini reinventate, un dialogo con la tradizione napoletana che si riapre al presente Distopic
“Dduje paravise” riporta in auge i classici della canzone napoletana, rivestiti della sensibilità di due artisti “millennials” che riattualizzano la tradizione, l'uno con voce e chitarra, l'altro con la maestria all'organetto Gilberto Ongaro, MusicMap
Per gioco e comune passione si sono messi a sfogliare, senza pregiudizio alcuno, il fitto canzoniere popular, d'arte e popolare napoletano. Scremando e scegliendo, provando e meravigliandosi di come scaturiva sorgiva la musica, e che lampeggiare di situazioni diverse e frastornanti, anche per chi come loro ha dimestichezza con centinaia di brani (...) Il tono generale è quasi trasognato, una sorta di allure onirica sembra avvolgere il tutto Guido Festinese, Il giornale della musica
Progetto di grande umanità popolare che i dipinti di Chiara Rapaccini ammantano di un sapore naive, desueto e di altri decenni Giancarlo Passarella, MusicalNews
Si può essere sperimentali e originali incidendo un album di musiche tradizionali e di classici napoletani, da Peppino Di Capri a Libero Bovio, da Sergio Bruni a Pino Daniele? Sì, è possibile quando si è guidati da una forte ispirazione e da un senso della melodia che, pur trattando il passato (anche molto remoto), si rivolge a un pubblico attento alla realtà e ai suoni contemporanei. (...) Se amate la canzone napoletana e non vi impaurite di fronte all'uso dell'elettronica, quest'album è per voi Guido Giazzi, Buscadero
Il repertorio è quello della grande canzone napoletana, attraversata con gesto tanto pudico, discreto, quanto carico di moleplici afrori (...) Un paio i brani originali, a completamento di un album assolutamente imperdibile Alberto Bazzurro, MusicaJazz
Due mondi, due sensibilità, un disco che ridefinisce i confini della tradizione. Un progetto nato da un'intesa profonda, dove la canzone d'autore più intima e l'organetto d'avanguardia si fondono per dare vita a undici tracce di pura poesia sonora. In un’epoca di rumore assordante, Gnut e D’Alessandro ci ricordano che a Napoli, a volte, per farsi sentire basta un sussurro e il respiro di un mantice. Un capolavoro di musica nuda Diego Librando, Sound Contest
"Dduje Paravise” non è un semplice omaggio ad una città e ad una tradizione, ma è piuttosto un paradiso duplice di memorie e sperimentazione che emoziona ascolto dopo ascolto Salvatore Esposito, Blogfoolk
Dare vita a un progetto che si accostasse al grande ventre della canzone napoletana con la giusta riverenza da un lato, e con la chiara idea, dall’altro, di smontare, secondo un minuzioso e sensibile lavoro di suoni, elettronica e respiri, monumenti inavvicinabili della tradizione. Ciò che è venuto fuori è un dialogar cantando che fonde due sensibilità, che parla di pancia e di petto, che stravolge ma non strappa. (...) Emoziona moltissimo Silenzio cantatore, spinta da D’Alessandro su una linea dritta di ritmo sostenuto e cantata da Gnut a petto in fuori, alternando tratti malinconici a guizzi, fino al solo di organetto che ti fa applaudire in salotto sollevandoti dal divano in piedi e in ciabatte, senza accorgertene Laura Rizzo, Il giornale della musica
Un profondo viaggio interiore di note e suoni, in cui voce e organetto si fondono amorevolmente all’insegna dell’essenzialità. (…) due partner artistici che si esprimono con devozione verso la musica, cercando di nutrire la sfera emozionale di coloro che li ascolta con disarmante naturalezza, attraverso soluzioni melodiche, armoniche, ritmiche e timbriche raffinate ma mai troppo complesse Alberto Dentice, Strumenti e Musica
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