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Maurizio Agamennone 

Musica e tradizione orale in Salento

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Le registrazioni di Alan Lomax e Diego Carpitella (1954) 
2017, € 30
Formato 14x19, 21 foto in b/n, pp. 384

€30.00
€25.50

Nell’estate del 1954, nel corso di quel mitico e fondativo ‘viaggio in Italia’, Alan Lomax e Diego Carpitella arrivano in Salento dove raccolgono un’imponente documentazione sonora di straordinario valore storico-culturale oltre che di grande bellezza. 

Le registrazioni, che si pubblicano integralmente per la prima volta nei tre CD allegati al volume, costituiscono una rappresentazione pienamente efficace della “vita musicale” delle comunità rurali salentine, offrendo un profilo paradigmatico per intendere come quelle popolazioni siano riuscite a connotare le diverse occasioni della propria esperienza, individuale o collettiva, con musiche tanto pertinenti da risultare anche un formidabile marcatore sociale.

Di particolare importanza le polifonie, espressione di un vero habitus culturale nella sociabilità sia maschile che femminile; le lamentazioni funebri, rilevate a Martano e Galatone dalla voce di specialiste del cordoglio; la pizzica di Galatone, da intendersi come una piccola “grammatica” delle procedure di variazione e invenzione estemporanea in contesti di tradizione orale; la sorprendente esplosione “carnevalesca”, ancora a Galatone a cavallo di ferragosto, clamorosa testimonianza di come le memorie della “grande storia” possano essere riprese e riformulate in contesti del tutto diversi, e, infine, il valore musicale del repertorio raccolto a Gallipoli attorno a un gruppo vocale-strumentale molto coeso.

Con un’estesa valutazione critica, numerose trascrizioni musicali, i testi poetici con traduzioni, e un significativo corredo fotografico, il volume e i tre CD allegati sono di fondamentale importanza per una piena comprensione dell’ampio e articolato repertorio di musiche tradizionali nel Salento.

Ascolta il brano Una mattina mi sono alzato ("li cazzatori")

 

Dall'introduzione di Maurizio Agamennone

Questo volume presenta e descrive le musiche raccolte da Alan Lomax e Diego Carpitella in alcune località del Salento, a cavallo del Ferragosto 1954, e ne propone i relativi documenti sonori.

Il breve soggiorno salentino fu realizzato nel corso di una assai più estesa ricognizione etnografica condotta tra luglio 1954 e gennaio 1955, dalla Sicilia alla Campania, dopo aver percorso, tra le due tappe estreme, quasi tutta la Penisola italiana. Nella storia degli studi quella esperienza è stata a lungo “mitizzata” come una occasione fondativa, un viaggio iniziatico, la prima esplorazione panoramica sulle musiche tradizionali praticate nelle regioni italiane. Quel “viaggio” ha pure costituito lo spunto iniziale per una consapevolezza reale – e finalmente scientifica: non retorica, “strapaesana”, sentimentale o romantica – delle diversità culturali e specificità stilistiche che connotavano, allora, le musiche espresse dalle popolazioni italiane. Le condizioni ambientali, storico-culturali, socio-economiche, linguistiche e insediative in cui quelle musiche erano state tramandate ed eseguite risultarono profondamente diverse – anche a una osservazione veloce e panoramica –, tali, perciò, da causarne la distanza reciproca, le formidabili differenze.

L’estrema complessità e la molteplicità delle condotte vocali rilevate allora, degli assetti strumentali, articolazioni dialettali, usi coreutici, procedimenti cerimoniali e rituali, azioni e relazioni performative, costituì la piattaforma documentale idonea per cominciare a intuire e costruire, progressivamente, una più sicura percezione dell’autonomia culturale delle musiche tradizionali conservate nelle regioni italiane. Un’autonomia che poteva essere opportunamente ri-orientata verso due direzioni: da una parte, per così dire in senso verticale, nei confronti della produzione cólta – la tradizione scritta della musica –, nobile e prestigiosa esperienza largamente marcata da un antico rilievo nazionale e favorita da una prestigiosa proiezione europea e internazionale; dall’altra, in senso orizzontale, tra le diverse pratiche locali, l’una rispetto alle altre: tante e tali erano le differenze afferrate dallo scandaglio calato dai nostri due “eroi” da risultare, quelle musiche, diversissime tra di loro e assai poco rappresentative di una possibile identità nazionale affiorante “dal basso”; piuttosto, costituivano l’esito di abitudini locali spesso inconciliabili tra di loro e reciprocamente incomprensibili, nel fare dei diversi e lontani detentori locali: già allora, pur essendo quelle pratiche definite come “musiche popolari”, paradossalmente non mostravano alcun tratto di “popolarità”, nel senso con cui si intendono oggi le produzioni di larga circolazione, apprezzate diffusamente e di facile accesso; si configuravano, invece, come espressioni di piccole e piccolissime comunità, pratiche strettamente identitarie, gestite spesso da esecutori specializzati ed esclusivi; pure, erano rappresentative di modi coerenti e compatti di “essere gruppo”, in circostanze calendariali severamente definite, con una considerevole persistenza nel tempo; ed erano agganciate a tracce memoriali tenaci e affettuosamente conservate nella ciclicità rituale e cerimoniale, pur influenzate profondamente dalle vicende storiche e sensibili alle dinamiche culturali del cambiamento.

(…) In questa sede, sono presi in esame e si rendono disponibili esclusivamente i materiali conservati presso gli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia, che saranno pubblicati integralmente, senza tagli o selezioni di sorta; quindi, la Raccolta 24B-Salento conservata presso gli AEM è stata considerata come un tutto unitario e indivisibile, testimonianza fedele di una singolare esperienza di ricerca, sia nelle musiche raccolte che nelle relazioni instaurate tra i rilevatori e i protagonisti incontrati sul terreno: vi sono comprese le preziose occasioni di dialogo diretto con i singoli o i gruppi di informatori che hanno avuto modo di replicare generosamente, talvolta con imbarazzo e incertezza, alle osservazioni o domande proposte dai due rilevatori esterni.

(…) La “messa in trama” del racconto prevede una prima parte interamente dedicata alla breve “incursione” salentina condotta da Lomax e Carpitella nell’estate del 1954. Un impegno particolare è stato investito nella definizione di quale fosse il Salento di allora, e quali potessero essere le sue connotazioni socio-culturali, comprese le antiche afferenze elleniche, localmente assai sensibili: chiunque, tra i lettori, può cogliere le differenze rispetto al Salento di oggi. (…) Infine, conclude il volume, nella seconda parte, la catalogazione dei documenti sonori acquisiti allora, con quasi tre ore di registrazione: vi si indicano i luoghi della rilevazione, gli esecutori, ove riconosciuti, i versi cantati, e altri dati e commenti critici inerenti ai singoli brani presenti nei tre CD allegati al volume.

i 3 CD

 

CD 1 Canti a paravoce, polifonie maschili, lamenti, ninne nanne, canzoni

1. Questa matina mi sono alzato 2.56

2. Ìtela na su pò (canto di spaccapietre) 1.52

3. Ivàlane e serretta (canto di spaccapietre) 1.41

4. Ma emèna mu despiàcesse keccia-mu 3.29

5. Dialogo sul lamento funebre (I) 2.31

6. M’aggiu mparatu ca faci vìsetu 2.40

7. Nineddhu ce oninèddhu 1.37

8. Ninò ninò ninò 1.09

9. Dialogo sul lamento funebre (II) 1.03

10. Na lancia d’oru te volìa minare 2.17

11. Na lancia d’oru te volìa minare 1.29

12. Che belli capelli che c’hai 0.37

13. Nanna nanna nanna core 1.22

14. Dall’ondi de lu mare 1.16

15. Ìtela na sa pò 3.20

16. Turtura alla gaggia 7.43

17. E mamma mamma lu cazzatore 1.03

18. Cara patruna ttaccate lu cane 1.44

19. Luna d’argentu quante cose vidi 2.28

20. Ci dice ca lu pulice non è santu 1.04

21. Picchia picchia la porticella 2.29

22. Fimmene fimmene chi sciati allu tabaccu 1.38

23. E stellina mia stellina 3.28

24. Ti kali nitta 1.08

25. Àremo rindineddha-mu 6.25

26. Biumbò biumbò 0.50

27. La carrozza è già arrivata 2.22

28. A Firenze la rosa bianca 2.38

29. Ce kali nitta 0.40

30. Àremu rendineddha-mu 1.31

durata totale: 66.47

CD 2 Polifonie femminili, canti di carnevale, la pizzica di Galatone, canti gallipolini

1. Ammore ammore ce m’ha fattu fare 1.41

2. La strada de Martanu tira tira 2.43

3. La vecchia fidanzata 3.22

4. Sta zitta vecchiarella no piangìre 1.58

5. Addove vai bella fanciulla 3.01

6. E chi t’ha fatta bella fatt’amare 1.30

7. Nanna nanna nanna sia 1.13

8. Nanna nanna core 0.57

9. E na nanna nanna 1.16

10. Na ni na 0.51

11. Ca osce chiance ci tene na mamma 2.15

12. A ieri sera chiantai nu dattulu 1.58

13. E malidettu lu cinquanta 0.39

14. E malidettu lu cinquanta 3.14

15. E se lu voi lu core mia 2.19

16. Mamma la munachella vole lu zitu 2.26

17. Ci ti l’ha ditta a chianti lu tabbaccu 2.37

18. Scusati signori ti la mia compagnia 2.43

19. Bonasera a quiste case (“Lu santu Lazzaru”) 4.59

20. E ballamu tutti ddhoi ti paru a paru 3.14

21. Lu rusciu de lu mare 1.46

22. Beddha ci stai luntana 1.59

23. O mamma scinni e vota le caddhine 2.15

24. Ci jè bellu stare a campagna 2.19

25. Sott’acqua e sott’a jentu navigamu 2.54

26. De la cumpagna la turtura 1.27

27. Ci fijiata me dai te chiamu mamma 3.32

28. Pezze vecchie da vendere 1.07

29. E damme la mano 4.12

durata totale 66.38

CD 3 Polifonie maschili e femminili, canzoni, canti di capodanno, pizziche

1. Rirollallà rirollallà 2.44

2. La carrozza è già arrivata 2.11

3. Ponte tremante il lunario 3.23

4. Ec’ es’ sto petton-mu va 3.50

5. La grande è bella non la pozz’avire 3.14

6. Se te la piji bella 2.27

7. E mentre andavo ma per dormire 2.46

8. Quand’ero piccina piccina 3.54

9. E fimmene ca cojiti lu tabbaccu 2.29

10. Il sangue di Susanna 3.04

11. E ce i màna-su nghia sèna 2.13

12. E ca de bellizzi 1.09

13. T’è na mu p’ise na mavro krakali 1.13

14. Àremu rindineddha-mu 1.14

15. Emera ikosipente tu aprilìu 1.05

16. Santa Cisària bella 1.03

17. Buon Capodanno che se fa la strina 1.01

18. Pozzu ballare pozzu ballare 0.38

19. Nu n’aggiu vistu mai sole de notte 0.35

20. Ìtela na su pò 2.37

durata totale 43.00

 

 

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Maurizio Agamennone insegna Etnomusicologia presso l’Università di Firenze.  Per Squilibri ha pubblicato, tra l'altro, Varco le soglie e vedo. Canto e devozioni confraternali nel Cilento antico e ha curato Musiche tradizionali del Salento. Le registrazioni di Diego Carpitella ed Ernesto De Martino (1959, 1960) e, assieme a Vincenzo Lombardi, Musiche tradizionali del Molise. Le registrazioni di Diego Carpitella e Alberto Mario Cirese (1954) 

 

 Un documento prezioso perché nasce dalle registrazioni di due grandi della ricerca antropologica (...) Ascoltando i tre cd allegati al volume viene fuori un'umanità quasi stonata, finita su un binario morto dello sviluppo, eppure incredibilmente creativa. Lontana anni luce dal neoruralismo glamour della Notte della Taranta. (...) E quel ritmo, che fu simbolo d'arretratezza, oggi è diventato l'algoritmo del Salento Marino Niola, Il Venerdì- La repubblica 

Agamennone si fa quasi 'Caronte' in questo viaggio e mi sembra di essere lì, nell’assolata estate del ’54 assieme ad Alan Lomax e Diego Carpitella a girare le masserie, i villaggi, le feste popolare (...). Un volume preziosissimo, come gli altri della collana, un patrimonio svelato finalmente nella sua completezza e nel suo misterioso fascino  Alessandro Nobis, Il diapason

In più di un momento queste registrazioni sono emozione purissima (...) Un documento eccezionale che spesso porta, in testa, gli scambi di battute ma anche le domande che i ricercatori rivolgono a chi sta per cantare Antonella Gaeta, La repubblica-Bari

A distanza di oltre sessant'anni, ciò che emerge è un universo sorprendente per la ricchezza e la varietà dei suoi contenuti (...)  Prima sorpresa, non è la pizzica pizzica, quella che oggi impera nella stagione dei concertoni che portano alto il “brand” salentino, a farla da padrone in questa galassia di voci e suoni (...) La campagna di Lomax e Carpitella scoperchia un intero mondo di riti sociali legati al canto e rappresenta un evento fondativo per le ricerche etnomusicologiche degli anni a seguire. Un passaggio a cui il libro di Agamennone restituisce la giusta rilevanza, regalando una lettura di grande interesse per i pizzicati di oggi  Giorgia Salicandro, Nuovo Quotidiano di Puglia 

Bella cosa che la curatela del tutto, e le dense introduzioni storiche, antropologiche e musicologiche ai materiali del Salento siano state curate da Maurizio Agamennone, che di Carpitella fu allievo: in uno stile che unisce concettosità a chiarezza espositiva esemplare. (...) Il “tarantocentrismo” oggi imperante andrebbe attentamente riconsiderato come parte e tratto culturale di un affresco musicale e culturale salentino ben più capiente: dove ad esempio si incontrano magnifici esempi di polifonia maschile e femminile, dove sbalzano fuori le sconvolgenti lamentazioni funebri raccolte a Martano e Gala, il repertorio ellenofono della “Grecia salentina”, canti di capodanno, del carnevale, canzoni, ninne nanne. Il “ragno” che faceva danzare era in buona compagnia  Guido Festinese, Il giornale della musica 

Maurizio Agamennone, è andato ad impiantare nella preziosa collana dell’AEM una sorta di trilogia che, in modo composito e originale, conduce a conclusione una ricerca nella quale s’innestano numerose ed inedite suggestioni, raccolte insieme nella panoramica e totale osservazione multidisciplinare di interi spicchi del Meridione d’Italia, dall’osso al tacco, ascoltati sì con canti celebrativi, polifonici, carnascialeschi, pizziche e ninne nanne e ulteriormente guardati attraverso lo strabismo territoriale della loro storia e geografia: stratificata nella politica, nella conformazione della società, nella statistica ed economia, e persino nelle unità abitative e nei modi quotidiani di vivere Fabio Francione, Alias-Il Manifesto 

Etnomusicologo allievo dello stesso Carpitella, Maurizio Agamennone si è preso la briga di riunire in 3 CD l'integrale di quelle registrazioni, un piccolo grande tesoro costituito da polifonie maschili e femminili, ninne nanne, lamentazioni funebri, canti di carnevale e capodanno, canti a paravoce, pizziche. E soprattutto ha fatto un lavoro certosino per raccontare e analizzare quei brani (...) Opera  imprescindibile per accostarsi alla formidabile pluralità sonora di un territorio che in anni recenti è stato quasi strangolato dal pensiero unico del taranta power Piercarlo Poggio, Blow Up 

In questo volume c’è una sorta di sacro graal della musica popolare salentina, c’è il testo di riferimento nonché la documentazione sonora più ‘antica’ in nostro possesso di quel ricco patrimonio tanto riproposto e saccheggiato negli ultimi vent’anni. Ne viene fuori uno straordinario repertorio di polifonie maschili e femminili, di lamentazioni funebri, di canti di lavoro; ci sono molti brani nel dialetto ellenofono della Grecìa salentina, e una sola pizzica, quella famosa di Galatone. Un’ottantina di brani (...), analizzati a fondo nel volume a livello di funzioni, strutture musicali e testi; registrati soprattutto tra Calimera, Galatone, Gallipoli e Martano, ci portano le voci di un Salento completamente diverso dall’attuale  Fabrizio Versienti, Il corriere del mezzogiorno 

In totale sono un'ottantina di canti, per circa tre ore di registrazione (...) Voci maschili e femminli (con una certa prevalenza delle seconde) si alternano e sovrappongono, coralmente o, più di rado, individualmente per un corpus abbastanza mastodontico di enorme valore documentale Alberto Bazzurro, Musica Jazz 

il volume delle registrazioni integrali della ricognizione di Lomax e Carpitella non si prefigge il fine di interloquire solo con lo studioso o il musicista, ma si configura come fondamentale percorso conoscitivo per una più solida comprensione delle musiche tradizionali nel Salento. Inoltre, come per altre perle dell’editore Squi[libri], il valore di questo studio sta nella restituzione alle comunità locali di un patrimonio inestimabile che contribuisce a ricostruire la storia culturale del nostro Paese Ciro De Rosa, Blogfoolk 

Agamennone trasmette al lettore il suo profondo rispetto per il grande magistero dei due pionieri, nonché l’entusiasmo per la loro attenta azione nel Salento, fatta anche di rapporti umani con gli informatori locali e di costante interesse ed emozione per pratiche che investono il corpo e l’animo Giovanni Fornaro, Drammaturgia 

un monumento per chi ama la musica tradizionale (...) ogni spunto fornito da quegli antichi nastri viene approfondito in uno specifico capitolo: il contesto storico, quello sociale, i testi cantati, le musiche (presenti anche ottime trascrizioni), ecc. non perdendo peraltro di vista il “romanzo” dei due ricercatori, la strana coppia del gigante americano già conscio della sua leggenda e del suo carisma, positivista e romantico, e del giovane studioso calabrese, piccoletto e attentissimo alla ricostruzione scientifica di un passato che lui doveva sentire molto prossimo Alessio Lega, Riviata A-Anarchica 

 Tra i molti motivi di interesse, le riprese a margine che restituiscono l'interazione tra Diego Carpitella (il Virgilio di Lomax) e gli esecutori dei canti, vivida testimonianza del modus operandi dei duee dello sforzo di contestualizzazione culturale e sociale. Un tesoro per gli studiosi,per gli altri un varco d'accesso a un altro mondo, a un altro tempo. Era l'estate 1954  Alessandro Hellmann, Rockerilla 

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