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Con il Premio Tenco alla carriera conferito a Otello Profazio, la direzione del Club Tenco conferma la sua vocazione a travalicare confini e steccati, con una declinazione plurale del concetto di "canzone d’autore", al di là di ogni logora convenzione al riguardo. Per limitarci all’ambito italiano e ad autori più prossimi a Profazio, negli anni il Club infatti ha già premiato, tra gli altri, Fausto Amodei (1975), Filippo Crivelli (1976), Roberto De Simone (1979), Roberto Murolo (1982) e Giovanna Marini (1983). Un riconoscimento, in ogni caso, di grande importanza e non certo perché abbia ‘sdoganato’ il folk, come pure hanno sostenuto in questi giorni alcuni amici. Qualunque cosa si voglia intendere con questo termine, il folk gode infatti di una (relativa) buona salute, avendo patito meno di altri generi le conseguenze di quella profonda rivoluzione che ha investito tutto il mondo della musica: e si sa che in ogni precipizio le cadute sono rovinose per chi sta in alto, mentre poco ha da temere chi si ritrova già da tempo al termine del precipizio...

Profazio-buttittaCon questo riconoscimento, piuttosto, il Tenco ha sgombrato il campo –si spera definitivamente- dai non pochi equivoci addensatisi sull’opera del cantastorie calabrese, nati in anni di grandi passioni politiche e urticanti polemiche attorno all’approccio più corretto ai repertori popolari. Più di quanto non abbiano fatto alcuni accigliati difensori della tradizione, ha infatti colto l’impronta dell’autore e la marca dell'artefice in un’opera orientata, fin dagli esordi, a una mediazione con il mondo popolare nell’intento di ‘tradurre’, secondo la sensibilità di un pubblico prevalentemente urbano, alcune gemme della tradizione orale. Una mediazione che si è concretizzata nello sforzo di ricondurre una pluralità di motivi musicali e una molteplicità di registri espressivi alla forma 'canzone', intesa nella sua accezione più canonica di composizione con una linea melodica semplice -riconducibile spesso a motivi e danze di origine popolare-, una struttura formale per lo più strofica, l'accompagnamento affidato a un solo strumento e un testo di non difficile comprensione, quale che fossero i temi trattati.

qua-sicampaUn'operazione di trapianto, in altre parole, condotta sulla base di deliberate scelte estetiche che, per quanto potessero comportare significative modificazioni dell'espressività popolare, erano pienamente legittime nella prospettiva autoriale in cui si poneva Profazio, al quale non si poteva richiedere il rigore del filologo perché altre erano le sue preoccupazioni, diversi i suoi obiettivi, altro in definitiva il suo mestiere. Da questa predisposizione, affinata negli anni anche grazie a una lunga attività di ricerca sul campo e alla relazione simpatetica con le comunità alle quali Profazio si rapportava, sono derivate operazioni di grande respiro culturale come gli album tematici, organizzati come unità narrative attorno a un problema o a un autore, la collaborazione con la grande poesia civile di Ignazio Buttitta, già allora accostata all’esperienza degli chansonnier francesi, e il coinvolgimento dei protagonisti di un’irripetibile stagione di impegno meridionalistico, da Carlo Levi a Antonino Uccello, nella realizzazione di opere che hanno avuto il merito di interpretare le tante anime del meridione, in una concezione viva e attuale e non più sterilmente museale del folklore.

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Una cifra d'autore che, con il suo omaggio a Profazio, ha magnificamente messo in risalto Peppe Voltarelli, un ‘cantautore’ verosimilmente poco o nulla interessato a operazioni di carattere filologico o, ancor meno, a uno scavo archeologico in quel magma ribollente che è stato, per tanti versi, il folk revival in Italia. La Giuria del Premio -composta da oltre 230 critici musicali e del tutto indipendente nelle sue scelte dalla direzione del Club- per una felice combinazione ha assegnato la Targa Tenco per gli interpreti proprio a Voltarelli per cui, il 20 ottobre, sul palco dell'Ariston si avrà una plastica rappresentazione del senso più profondo dell’intero progetto: stringere un patto tra generazioni diverse per restituire a un paese senza memoria pezzi significativi della propria storia culturale e cantare ancora le ferite sanguinolente della storia, il flagello della mafia, il dramma dell’emigrazione oltre che la consapevolezza e l’orgoglio di essere periferia.

 

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E ad accentuare l’urgenza di quell’intento, nei tre giorni del Premio Tenco, nella mostra “Strappi e stratificazioni” si potranno ammirare anche le opere artistiche di Anna e Rosaria Corcione che, lavorando con la tecnica del décollage, hanno a loro volta reso omaggio a un altro grande calabrese come Mimmo Rotella. Nel giustapporre, fino a confonderli, i volti dei due protagonisti –l’antesignano del folk revival in Italia e l’esponente più emblematico della cosiddetta onda calabra-, con le loro opere hanno dato corpo e sostanza a un ricongiungimento che, nella forma del frammento, serve a indicare tanto le affinità quanto le distanze tra i due cantori di un sud quasi pietrificato in una sorta di immobilità metafisica, alle prese oggi con gli stessi problemi di ieri. 

 

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POST SCRIPTUM (E a margine di tutto): la grande soddisfazione, per questa edizione 2016 del Premio Tenco, di un editore che a  Otello Profazio ha dedicato tre volumi e quattro cd e che, quasi a chiudere un cerchio, con Voltarelli canta Profazio ha inaugurato una nuova collana dedicata proprio alla canzone d'autore...

Il programma delle tre serate del Premio Tenco 2016


 
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    Gli eventi collaterali del Premio Tenco 2016

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