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Roberto De Simone

Son sei sorelle

contiene 7cd

Rituali e canti della tradizione in Campania
Formato 21x21, brossura, foto di copertina (volume e cd) di Mimmo Jodice, disegni di Gennaro Vallifuoco, pp. 372

 

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A oltre quarant'anni dalla pubblicazione dei mitici "sette microsolchi", le memorabili registrazioni realizzate in studio da Roberto De Simone, riunendo i più rappresentativi cantori di una cultura secolare già allora in via di estinzione, assieme a materiali sonori del tutto inediti, raccolti sul campo nel corso di una pluridecennale ricerca estesa a tutto il territorio regionale.

Registrazioni in studio e riprese sul campo sono composte, secondo l'inarrivabile sensibilità musicale dell'autore de La gatta cenerentola, come una straordinaria sinfonia che restituisce all'ascolto il canto di un popolo, l'anima e il cuore palpitante di una tradizione ferita a morte.

"In rapporto a quei canti registrati trenta anni orsono, espressioni di un simbolico anno lunare, ho organizzato gli altri materiali come espressioni di un anno solare. Il cerchio si chiude, la sacra rappresentazione è da considerarsi compiuta, come quelle antiche immagini della crocefissione di Cristo, con il sole a destra e la luna a sinistra".

Ascolta il brano Pellegrinaggio a Montevergine



 

de simone 

Scrittore, compositore, musicologo e regista teatrale, Roberto De Simone ha realizzato studi fondamentali sulla tradizione, tra cui Carnevale si chiamava Vincenzo e Il segno di Virgilio.

 

  

Quasi cinquant'anni di ricerche sul campo in cui Roberto De Simone recupera i materiali di La tradizione in Campania, storico cofanetto con sette LP edito ne 1975 dalla Emi, affiancando nei sette cd un'equivalente mole di materiali inediti (...) registrati dal vivo durante le ultime feste popolari, quasi a raccontarne la disperata resistenza (...)  Il volume pubblicato da Squilibri non è l'equivalente dei taccuini da viaggio di Alan Lomax ma una ricostruzione di quel piccolo mondo antico e rituale che oggi è soltanto evocato nelle dilaganti notti della taranta e delle tammurriate. Federico Vacalebre, Il mattino

Se fossimo in un mondo perfetto, questo lavoro di De Simone, che uscì trent'anni fa in vinile e che oggi viene ripubblicato con materiale inedito in un cofanetto delle edizioni Squilibri (...), sarebbe una specie di Bibbia per musicanti di ogni latitudine. E' un materiale di rara potenza ritmica e rituale, anche se spesso realizzato solo con voci e percussioni. Sono canti e ritmi che hanno la forza del rock e che i rapper nostrani farebbero bene a imparare, prima di scimmiottare i modelli americani. Gino Castaldo, La repubblica

Dopo trentun'anni torna alla luce il tesoro di musica popolare che l'etnomusicologo e compositore napoletano aveva pubblicato per la prima volta nel 1979. (...) Stavolta la documentazione si moltiplica: un cofanetto con sette cd (tanti gli inediti) e un libro che racconta le ricerche sul campo, le caratteristiche di quei canti e dei loro esecutori, nonché le tipologie dei diversi strumenti. Son sei sorelle può essere stimata come l'opera omnia di De Simone. Gianni Valentino, Il Venerdì di Repubblica

Un tuffo nel passato della musica più autentica che ci restituisce un mondo distrutto come un genocidio di pasoliniana memoria. Un vero e proprio viaggio che entusiasma e commuove per la ricchezza struggente delle voci, dei suoni, dei protagonisti di un'epoca che adesso appare leggendaria (...) A De Simone dobbiamo (...) un anticonformismo strutturale che guarda le cose del popolo e della musica con amore e insieme con la meticolosa passione del grande artigiano che sta sulle cose, (...) che sa che passato e futuro stanno insieme e l'uno si nutre dell'altro e senza l'uno non c'è l'altro. Michele Fumagallo, Alias

Operazione tosta del più grande affabulatore campano, dove la tradizione palpita a ritmo di tamburello, fra lamentatrici funebri e autenticità espressiva, in rituali e canti registrati con i veri protagonisti della storia. Marinella Venegoni, La Stampa

Volumone più cofanetto di ben sette cd, ciascuno della durata di circa 80 minuti. Bastano i numeri per dare l'idea di un'opera colossale, come colossale rischiava di essere la perdita di un patrimonio impossibile da stimare. (...) Al centro la sacerdotale sacralità di quei virtuosi (...) interpreti vicari di un sapere diffuso perché "per partecipare a una festa bisogna essere coro e non protagonisti". Il musicologo si scaglia sulle manifestazioni senz'anima delle Pro Loco (...), sulla paccottiglia radical di chi scimiotta impudicamente il mondo contadino, orbi come ormai siamo di quell'antica aristocrazia della gestualità e della sapienza che connotavano le classi rurali (...) rimaste oggi afone e impotenti, illusoriamente appiattite sul mito della modernità e su un'omologazione che tutto ha asfaltato. Gianluca Veltri, Il Mucchio Selvaggio

Una pietra miliare della ricerca antropologica ed etnomusicologica nel nostro Paese (...) in un sontuoso volume a cui è allegato un cofanetto con ben sette cd audio  (...) Il volume contiene tutte le trascrizioni e le traduzioni dei canti, un puntuale apparato che interpreta e contestualizza i materiali sonori, e un lucido e commovente saggio dell'autore, che descrive il volume come "la celebrazione dell'assenza" di una tradizione antichissima che "si è spenta di colpo, di botto, come colpita al cuore da un infarto culturale". Vincenzo Santoro, Il Paese nuovo

un patrimonio straordinario per varietà e complessità delle forme, per la commovente verità restituita dalla registrazione sul campo, per l'emozione insita in una storia tramontata per sempre, che non è e non sarà mai più. Testi (...), voci, canti  e musiche (per un totale di quasi 9 ore di registrazioni!), un'analisi accurata delle forme musicale e degli strumenti documentano la ricchezza di quell'universo perduto: sono fronne, canti a figliola, tammurriate, strambotti, tarantelle, persino insospettabili rari canti politici e sociali che sconvolgono nel profondo all'ascolto, costringono a mantenere uno sguardo critico verso il contemporaneo imprensentabile che viviamo. Luca Ferrari, folkgeneticamentemodificato.blogspot.com

Tammurriate, miserere, canti di potatura o di carnevale, stramobotti, leggende e tarantelle interpretati in tutta la loro essenzialità: voci, ritmo, nessun abbellimento. Registrazioni scarne dove si sente la fatica del lavoro, la dignità e la miseria. Stefano Miliani, L'Unità

un'edizione che si può tranquillamente definire "di lusso". Un libro impeccabile, con le trascrizioni dei testi e ampi commenti e, soprattutto, numerosi inediti che dilatano il tempo di ascolto fino a quasi nove ore. Nove, piacevolissime ore da godere un po' per giorno, accompagnando magari l'ascolto con la lettura dei testi in parallelo e qualche pausa di meditazione. Tito Saffioti, Folk Bulletin

E proprio per capire questi cambiamenti è opportuno mettere a confronto le introduzioni che accompagnano l' edizione del 1979 con quella del 2010.Nella prima si percepisce l'entusiasmo per l'importanza del materiale raccolto, per la vitalità della tradizione colta ancora nel pieno della sua funzione, per i canti espressione di una profonda tensione interiore e proprio per questo irripetibili. Nell'introduzione di Son sei sorelle, De Simone è consapevole di aver documentato un mondo che rapidamente si è dissolto, dove si è persa quell'interiorità religiosa che era alla base del tessuto comunicativo in cui si riconosceva tutta la comunità e che dava vita ad espressioni e manifestazioni proprie. Tiziana Oppizzi e Claudio Piccoli, Il cantastorie

è un vero tesoro del campo etno-musicologico, che deve la sua eccezionalità ad anni di paziente ma ostinata ricerca (...)  rispetto a trentuno anni fa (...)  ora il materiale è più che raddoppiato in un eccellente compendio di canti devozionali alla Madonna, processioni difujenti, canti a distesa, fronne, canzone di Zeza, novene, rosari, tarantelle, 'ndrezzata, canti a figliola, tammurriate, strambotti, lamentazioni funebri e ogni altra forma musicale che riporta alle campagne del vesuviano, ai monti dell'Irpinia e del salernitano (...) Sfogliando le preziose testimonianze e ascoltando i ritmi, che talvolta diventano ossessivi, si ha quasi l'impressione si entrare nelle viscere di una terra che nasconde molti misteri. Franco Insardà, Liberal

Certo è che il portato di questa ricerca veicolata oggi con queste parole, che nonostante i propositi dell'autore rivelano il desiderio di rappresentare la cultura contadina come bene primario inviolabile e "buono" in un'opposizione talvolta quasi intransigente alla cultura consumistica, industriale e "cattiva", è indubbio oggi più che 30 anni fa. De Simone fa suo il principio critico di ispirazione "baumaniana" secondo il quale vivere non significa più esistere ma consumare, un imperativo attualmente più spiazzante e vero perché ha dimostrato i suoi effetti perversi sulle generazioni di giovani, figli di quelli che un tempo si chiamavano proletari (...). Senza privilegi, dice in sostanza De Simone, questi ragazzi diventano facile preda della camorra perché privati della loro cultura millenaria e ridotti alla frustrazione di una vita che non esiste in sé ma solo in rapporto agli status symbol, agli oggetti che si posseggono. Emerge così una necessità etica nel rimettere mano all'antica ricerca. Simona Frasca, America Oggi/La repubblica (ed. New York)

Il titolo di questa autentica summa desimoniana nasce dalla leggenda delle sette sorelle, "sei belle e una brutta e nera" rifugiatosi poi a Montevergine dove ebbe inizio il culto della "mamma Schiavona": una devozione scandita a colpi di tammorra. (...) questo tesoro che De Simone ha portato in salvo prima che sulla terra dei padri si stendesse, sinistra, l'ombra delle Vele di Scampia, metafora del disastro socioculturale di Napoli e del suo territorio. Gino L. Di Mitri, La Gazzetta del Mezzogiorno

una delle più straordinarie opere editorial-discografiche degli ultimi anni (...) De Simone coniuga la più lucida e radicale critica del genocidio culturale del nostro mondo contadino sub specie sonoris con la ricostruzione campana di quel mondo "zodiacale" e musicale, già descritto a suo tempo dall'etnomusicologo e mitologo tedesco Marius Schneider. Ed è proprio questo il nome ricorrente e tutelare di De Simone che, nelle parole conclusive di questa summa sonora del lavoro ben speso di una vita, viene infine nominato per aver rilevato "il suono giusto, quel suono in risonanza con il cosmo (...) del nostro vivere, del nostro pensare in consonanza con la natura, con le nostre ventiquattro ore quotidiane divise tra il beat del giorno e l'off beat del sognare". Antonello Colimberti, Europa

La grandezza dell'opera è da ricondurre alla sensibilità di De Simone, dotato di un'ineguagliabile coscienza del linguaggio della tradizione (...) La raccolta di De Simone è "un documento/monumento" per dirla con Le Goff: è un'esperienza unica riascoltare tanti inarrivabili musicisti e cantatori, personalità che con sole castagnette, tammorra e voce "mettono in moto una macchina sonora irresistibile" per usare parole di Maurizio Agamennone. Ciro De Rosa, Il giornale della musica

Da questi CD emergono brani di rara intensità, eseguiti da cantatori e sonatori che avevan profonda conoscenza della loro tradizione, per averla vissuta tutta una vita nel suo contesto originario, al di fuori di qualsiasi intenzione spettacolare o tentazione di protagonismo. Cantatori e suonatori il cui ruolo era riconosciuto dalla comunità per l'altissimo livello che essi avevano raggiunto (...) Musica rurale eseguita nei momenti e nei contesti prescritti e non occasionalmente, secondo il capriccio dell'interprete. E' questo il segno dell'autenticità del canto, sigillo di verità di un'emozione espressa tramite una ritualità e una sacralità che purtroppo scompaiono con la morte di questi grandi esecutori. Fabrizio Giuffrida, Mondomix

Alla trasformazione dei rapporti sociali legati all'economia contadina e al conseguente sfaldarsi delle sue espressioni artistiche, in tutti questi anni non è corrisposta nel nostro Paese una ricerca sul campo tanto accurata. Rimane insomma, senza nostalgia e senza retorica, un monumento. (...) Ma come sempre, quando abbiamo a che fare con De Simone, al rigore scientifico fa eco la sensibilità del musicista. Quella sensibilità che ha suggerito, per esempio, la sistemazione dei materiali musicali in un ordine temporale che segue il ciclo rituale dell'anno contadino. Che anticamente iniziava a primavera. E la raccolta musicale si apre infatti con il Carnevale. Seguono poi i canti di lavoro, di potatura, le madonne "primaverili", le "sei sorelle", ma anche i canti dei carcerati, i canti di vendemmia, i canti funebri e le ninne nanne. Per chiudere con i canti natalizi. E' questo tipo di attenzione, di cura e rispetto nei confronti di un mondo "altro" e dei suoi ritmi (di vita, non solo musicali e poetici), a guidarci lungo l'ascolto delle registrazioni, ad aiutarci a interpretare un verso o a "leggere" il significato di un canto. Laura Mandolesi Ferrini, Televideo RAI

una strepitosa antologia sonora (...), l'ultima testimonianza di una cultura secolare, gli struggenti segnali sonori del passato lanciati nel futuro. VivaVerdi

La più filologia, etnografica, psichedelica maratona sonora degli ultimi anni. (...) una cosmogonia di Madonne, braccianti e fujenti che racconta il cuore e l'anima di questa metropoli rurale, immaginaria e sconnessa, che sono i paesi vesuviani e il Cilento (...) I sette cd, completati da da un songbook, compongono un unico, poderoso brano corale. Fatto di suoni rari, che in pochi hanno la possibilità di ascoltare dal vivo anche solo una volta nella vita, perché nascono e muoiono nei tinelli, nelle piazze e nei sagrati delle chiese. Riccardo Piaggio, Il sole 24 ore-Domenicale

Oggi Roberto De Simone è riconosciuto universalmente come compositore, musicologo insigne, regista operistico ammirato per i suoi allestimenti (...), intellettuale capace di intuizioni immaginifiche e sempre personalissime. Quasi si tende a dimenticare la sua fondamentale esperienza di pionieristico ricercatore delle tradizioni musicali campane e poi gli anni gloriosi e rivoluzionari della Nuova Compagnia di Canto Popolare (dal 1967 al 1974) cui sarebbe seguito nel 1976 il clamoroso successo di La gatta cenerentola. E con essi la linfa fresca innestata allora nel tronco un po' inaridito del canto tradizionale napoletano, che avrebbe dato frutti fecondi nel campo più colto come e in quello più popolare. (...) A ricordarci il percorso etnomusicologico di De Simone è arrivata la raccolta Son sei sorelle: una pietra miliare. Paola Molfino, Amadeus

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