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Alessio Lega  

Nella corte dell'Arbat

contiene cd

 Le canzoni di Bulat Okudžava

2019, € 15 ,  formato 14x14, 48 pp, con 16 immagini a colori e in b/n

 

€15.00
€12.75

Padre della canzone d’autore russa, Bulat Okudžava forma con Vladimir Vysockij e Aleksandr Galič la triade sacra dei “bardi”, i “poeti con la chitarra” che riannodarono con ballate essenziali il filo della speranza nel cosiddetto periodo della stagnazione (1960-1985). Le sue canzoni sono un patrimonio di poesia che affonda melodicamente nel ricco folklore georgiano e armeno (le terre del padre di Bulat, fucilato durante il terrore staliniano, e della madre inghiottita dal Gulag) e linguisticamente nel gergo popolare degli abitanti dell’Arbat, il quartiere-mondo di Mosca paradigma della vita, della guerra e dell’arte.

Alessio Lega fa rivivere in italiano la magia e l’incanto di questi piccoli miracoli espressivi che, affidati a melodie semplici ma irresistibili ed annodati attorno a storie minime, riflettono le tensioni e le speranze di un intero popolo come accade soltanto nei capolavori della letteratura mondiale e della grande canzone d’autore.

 Alessio Lega è riuscito a rendere in italiano non soltanto il senso delle poesie canzoni di Bulat Okudžava ma, soprattutto, lo spirito che le ha caratterizzate nel tempo. Nella versione poetico-ritmica che ha realizzato emergono la lirica semplicità delle storie, la profondità dei temi, la delicatezza dello stile Gian Piero Piretto

 Il cd-book nasce in contemporanea al volume con CD allegato di Giulia De Florio, Bulat Okudžava. Vita e destino di un poeta con la chitarra 

 

  

alessio lega

 

Cantautore e scrittore, già Targa Tenco con il disco d'esordio,  Alessio Lega scrive libri e incide dischi mescolando impegno politico e passione artistica e ha intrecciato attorno alla sua militanza anarchica una non comune capacità di proposta e intervento.

 

 

Come pochi altri prodotti editoriali di questo genere, c'è da dire, si rimane rapidamente affascinati dalle vicende di Okudžava. L’anedottica spicciola rimane sullo sfondo, a vantaggio della reale possibilità di ascoltare le melodie di Okudžava: "Okudžava ha delle melodie sublimi, commoventi, giocate su poche mosse, su fremiti di variazione", scrive Lega nel capitoletto che introduce il disco, e dopo averle ascoltate è difficile dargli torto. Come tutti i grandi cantautori, Okudžava era anche un grande musicista Jacopo Tomatis, Il giornale della musica 

Alessio Lega rende (in)somma giustizia a un precursore della canzone russa, il suo lavoro non suona sterilmente pedissequo, così come non suonavano pedisseque le traduzione di Fabrizio De Andrè di Villon e di Brassens. (...) Un disco di vivace caratura filologica. Un disco propedeutico e controtendente, in questo tempo di sguardi appannati e teste dure di comprendonio. Da non perdere Mario Bonanno, Mescalina 

Dopo un lungo e devoto lavoro di traduzione (...) Il risultato è notevole, ampliando lo spettro sonoro a strumenti che non siano la francescana chitarra (tastiere, altre corde e ninnoli vari) ma nel totale rispetto degli originali, di cui sopravvive lo spirito sobrio, colloquiale e in qualche modo complice, pur a contatto con una vocalità di taglio più netto e affermativo Alberto Bazzurro, Musica Jazz 

un album dal sapore antico e allo stesso tempo moderno, ponte tra tradizione d’autore e desiderio di adattare quei lontani temi di disagio al contemporaneo Fabio Francione, Il cittadino di Lodi 

Le versioni di Lega arricchiscono il lirismo degli originali con coloriture strumentali che ne esaltano le qualità evocative (...) Tra amore e guerra, come un monumento alla fragilità umana Alessandro Hellmann, Rockerilla

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