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Piero G. Arcangeli, Valentino Paparelli
(a cura di)

Musiche tradizionali dell'Umbria

contiene 2cd 

Le registrazioni di Diego Carpitella e Tullio Seppilli (1956)
2013, € 26
Formato 14x19, 18 foto in b/n, pp. 252

€26.00
€22.10

Il 9 dicembre del 1956 Diego Carpitella e Tullio Seppilli registrano a Norcia Adolfo Consolini, un contadino semianalfabeta di 64 anni, in grado di “improvvisare” in ottava rima storie che si intrecciano con i grandi poemi epici della letteratura colta: iniziava così una ricerca che, promossa dal Centro Nazionale Studi di Musica Popolare in collaborazione con la RAI e l’Istituto di Etnologia dell’Università di Perugia, nell’arco di due anni si sarebbe conclusa con la più ampia documentazione sulle musiche di tradizione dell’Umbria, realizzata in  un momento in cui i repertori espressivi e gli apparati rituali del mondo contadino erano ancora integri.

Le prime registrazioni, confluite nella Raccolta 33 degli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, toccarono diverse località nei comuni di Cascia, Città di Castello, Gubbio, Magione, Norcia, Pietralunga, Scheggia e Pascelupo e Spoleto. La ricchezza di una peculiare cultura musicale è documentata in numerosi brani che, tra canti di lavoro e ottave rime, saltarelli e canti devozionali, canzoni narrative e canti d’osteria, maggi e pasquelle, esaltano la cifra stilistica delle esecuzioni, soprattutto per quanto riguarda la vocalità e l’emissione della voce.

Con una densa riflessione di Seppilli attorno a quel pioneristico viaggio nel cuore della tradizione orale umbra, un’ampia introduzione con puntuali analisi musicologiche dei brani e un apparato fotografico, un’edizione pressoché integrale di una raccolta “storica” di fondamentale importanza per la conoscenza delle musiche tradizionali della regione.

Ascolta il brano E le stelle del cielo son quaranta

 

dall'introduzione di Tullio Seppilli

Credo che questa introduzione possa procedere, in sostanza, intorno ad alcune linee principali. Dapprima, una pur minima ricostruzione generale delle ricerche etnomusicologiche da noi condotte in Umbria nella seconda metà degli anni Cinquanta, tra il ’56 e il ’58: l’occasione, le varie fasi e le modalità del lavoro di registrazione, il loro contesto, i luoghi e le persone incontrate, i principali risultati. Poi, tre tematiche che mi pare opportuno sottolineare, sempre in relazione a queste ricerche, con una certa autonomia e una più ampia rilevanza: a) le ancor vive persistenze, in quegli anni, in Umbria, dell’ottava rima – in particolare l’incontro con il contadino poeta Adolfo Consolini –; b) la vitale presenza, allora, nella nostra dorsale appenninica, della materia mitico-letteraria relativa al Guerrin Meschino e al suo lungo soggiorno nella Grotta della Sibilla, e un orizzonte culturale ancora popolato di fate e di streghe, di strane apparizioni e di notturni paurosi incontri; c) le rappresentazioni notturne itineranti del “sega la Vecchia”, anch’esse persistenti, in quegli anni, in varie aree rurali della regione. Parlando di queste ultime, che rinviano inevitabilmente a un quadro di riferimento storico-etnografico a dimensione europea, oramai quasi estinto, sarà opportuno anche qualche richiamo ad alcune nostre attività successive e al documentario cinematografico che girammo allora con Michele Gandin. E a conclusione, infine, qualche riflessione generale.
Con Diego Carpitella e la collaborazione del Centro nazionale studi di musica popolare, che si giovava di attrezzature RAI, abbiamo realizzato appunto tra il ’56 e il ’58 una serie di rilevazioni abbastanza sistematiche, in questa regione, sondando nelle principali aree del territorio le varie forme di canto popolare, di musica popolare, di danza popolare, e le relative occasioni e funzioni. Come abbiamo scelto i luoghi? Io ero da poco in Umbria, ma una pur minima rete di informatori l’avevo costruita, avevo potuto costituire nell’Università di Perugia un istituto antropologico che cominciava a suscitare nuovi interessi e curiosità di ricerca, e così, persone di vario tipo ci indicarono quali erano i posti più interessanti, dove si conosceva qualcuno, dove era possibile trovare dei mediatori per presentarci. Una rete di riferimenti, peraltro, che si sarebbe andata allargando nel corso stesso del lavoro di rilevazione. in tal modo abbiamo appunto percorso un po’ tutta l’Umbria. sul posto c’era quasi sempre, dunque, qualche punto di riferimento, qualcuno che conoscevamo, almeno di nome. Per esempio, a Morra di Città di Castello abbiamo fatto capo a Nicarete Nicasi, figlia piuttosto anziana ma vivacissima, e piena di ricordi, del vecchio Giuseppe Nicasi, proprietario terriero progressista, già scomparso da tempo, che era stato uno dei primi etnografi umbri e aveva lavorato con ottimi risultati sulla cultura contadina dell’Alta Valle del Tevere agli inizi del XX secolo. Lei viveva ancora a Morra, nell’antica casa di famiglia, e lì abbiamo ritrovato i taccuini del padre con gli appunti autografi nei quali insieme allo stato di avanzamento dei lavori agricoli egli era andato via via annotando usi e credenze, proverbi e modi di dire, dei “suoi” mezzadri. E lì trovammo anche i fogli di una sua preziosa raccolta inedita di locali proverbi contadini da lui intestata La lotta di classe nei nostri proverbi, dove in premessa egli aveva voluto precisare: “A coloro che ritengono essere la lotta di classe un sogno di mentecatti o una invenzione dei socialisti, dedichiamo la seguente nota sui proverbi dei nostri campagnoli dalla quale risulta che il malcontento delle classi sfruttate è molto più antico della teoria socialista e prima che la scienza sociale formulasse il principio della lotta di classe i campagnoli ne avevano già viva coscienza e l’avevano concretata nella forma breve, energica, tipica dei loro proverbi”. Sul posto, Nicarete ci ha appunto aiutato a rintracciare e riunire numerosi contadini e contadine con i quali abbiamo potuto registrare materiale di grande interesse. Parecchi balli, lo scioltis, ad esempio, che Diego Carpitella interpretò subito come la reinterpretazione contadina di un ballo “dei signori”, lo scottish, molto in voga anche in Italia centrale nell’aristocrazia ottocentesca; o, sempre “in discesa” dalle feste dei signori a quelle dei loro mezzadri, il valzer e la polka. O lì vicino, a Volterrano, alcuni bellissimi canti per la mietitura (E le stelle del cielo son quaranta,/ tutte le sere riconta e riconta/ Tutte le sere riconta e riconta/ ma quella del mio amore sempre amanca/ []), per la raccolta delle castagneo per la spannocchiatura del granturco, e una variante locale della diffusa ninna nanna Fate la nanna coscine di pollo
Peraltro, una possibile avvenuta circolazione di elementi culturali – tra differenti ceti sociali o fra differenti territori – è certo un orizzonte interpretativo “di scala” che occorre tenere in conto anche nel più “locale” degli sguardi etnografici. Diego Carpitella ripeteva spesso, ad esempio, che il grande crogiuolo acculturativo del canto popolare fra le varie regioni italiane – vero spartiacque a partire dal quale tutte le tradizioni si confusero – era stato l’incontro e la lunga vita di trincea fra contadini-soldati provenienti dai più diversi luoghi della Penisola, durante la Prima guerra mondiale. Quasi a riprova possiamo ricordare che Quel mazzolin di fiori divenne in un certo senso la canzone ufficiale della Festa dei Ceri, e io stesso ho potuto raccogliere, a Gubbio, la diffusa opinione che essa costituisse una pura espressione della tradizione eugubina… D’altronde, a documentare transiti culturali molto più antichi, potemmo raccogliere nel ’56 una significativa variante umbra del diffuso e celeberrimo canto narrativo ovunque conosciuto come Donna lombarda, anch’esso proveniente dalle aree settentrionali del Paese. Lo registrammo, ricordo, sul piazzale di una grande casa colonica, a Caprareccia di Spoleto, sotto le grandi arcate del vecchio ponte della ferrovia Spoleto-Norcia, poi dismessa dalle autorità di governo malgrado una lunga e pertinace opposizione degli organismi rappresentativi e dell’opinione pubblica di questa regione.

i 2 CD

CD 1 Norcia, Maltignano, Caprareccia e Coldipeccio

1. Norcia è città che in mezzo a un piano siede (2:47)

2. Nel tempo che re Carlo imperatore (1:58)

3. Di questi canti di paladini che cosa ha letto? (4:33)

4. Negli anni che de’ Guelfi e Ghibellini (4:08)

5. Tanto lontano io me n’ero andato (4:06)

6. Lo benedico lo(ne) fiore de canna (4:04)

7. Saltarello (3:27)

8. Polka (2:27)

9. Garofalo piantato tra li sassi (3:38)

10. Ninnaò ninnaò (0:41)

11. Maltignano è il paesello a cui io so’ nato (0:56)

12. C’è la neve sulla siepe (0:42)

13. Oggi è quella giornata (0:59)

14. So’ stato a Roma e so’ stato a San Pietro (3:03)

15. Donna Lombarda perché non mi ami (3:42)

16. Vatti a vesti’ Susanna (3:30)

17. Armelinda sta in finestra (2:34)

18. Scendendo giù dai monti (3:59)

19. Rosina che si veste tirulì (3:43)

20. E quisti quattro giorni de lo mete’ (3:57)

21. Lo benidiri lo fiori di l’olmo (2:42)

22. Ninna ninna ninna nanna (0:25)

23. Ninna nanna pupo bello (0:48)

24. Io la so ’na canzuncina (1:54)

25. Danno la via meravigliati i boschi (1:01)

26. La tenera fanciulla ed innocente (0:26)

27. Intanto Erminia infra le ombrose piante (2:37)

28. Io do la buonanotte (1:27)

durata totale: 70:27

 

CD 2 Pietralunga, Gubbio, Volterrano, Morra, Monte del Lago e Torre Alta

1. Fiore d’orniello (1:19)

2. Vorrei cantare son di mal cervello (2:22)

3. Fior di limone (3:17)

4. E la Pasquella vien di notte (1:31)

5. Nanna bombò (1:39)

6. Trucci trucci cavallo morello (0:06)

7. Zampe zampetta va al mulino (0:06)

8. E lo mio amore che l’è andato in collera (0:46)

9. Miserere mei Deus (8:37)

10. E l’ho tirato basso (4:47)

11. E le stelle del cielo son quaranta (3:43)

12. E lo mio amore non viene e non manda (3:37)

13. Che bel sereno che lume di stelle (2:37)

14. Avete gli occhi neri come il pepe (3:37)

15. Tururù ninnanà (1:02)

16. Fate la nanna coscino di pollo (0:26)

17. Tirintoppete Menca mia (0:21)

18. Cavallino arrò arrò (0:09)

19. Staccia monaccia (0:05)

20. Staccia moneta (0:36)

21. Gianni che batte le castagne (0:50)

22. Trescone (0:52)

23. Scioltis (0:52)

24. Punta e tacco (0:42)

25. Moretto Moretto (1:59)

26. Tale Enrico Viviani partiva (5:38)

27. L’è tanta grande la mia sapienza (2:26)

28. Mazzetto di viole e ’n filo nero (3:31)

29. Miserere mei Deus (2:44)

30. Stabat Mater dolorosa (2:32)

31. Crucifisso mio signore (1:49)

32. Canta figliolo mio figliolo canta (3:09)

33. Ninna nanna ninna nanna (1:00)

34. Staccia minaccia (0:24)

35. Staccia minaccia (0:24)

durata totale: 69:55

 



arcangeli 
Etnomusicologo e compositore, Piero G. Arcangeli si è laureato con Tullio Seppilli e ha studiato composizione con Roman Vlad. Ha collaborato con Diego Carpitella, Pietro Sassu e Roberto Leydi e ha condotto ricerche in Umbria, Marche, Friuli-Venezia Giulia e nel Lazio, con la pubblicazione di numerosi lavori, anche discografici. Ha insegnato Storia della musica all'Istituto superiore di Studi musicali di Terni, di cui è stato direttore dal 1997 al 2010. 

 

paparelli
Allievo e collaboratore di Tullio Seppilli, Valentino Paparelli, già docente presso l'Istituto di Etnologia e Antropologia Culturale dell'Università di Perugia, ha svolto un'intensa attività di ricerca sul campo, pubblicando numerosi saggi sulla musica popolare tra cui L'Umbria cantata. Musica e rito in una cultura popolare e, con Sandro Portelli, La valnerina ternana. Un'esperienza di ricerca-intervento.  

 

Qui sono testimoniate in un progetto di etnologia musicale fondamentale per il recupero e la conservazione del patrimonio popolare e regionale del nostro paese le migrazioni interne, documentate in molti dei brani che accompagnano il libro (…). Uno spaccato dell’Italia un passo prima dei processi di industrializzazione del paese e dell’inurbamento delle popolazioni rurali. Simona Frasca, Alias/Il Manifesto

Queste campagne di registrazione – di cui Squilibri, in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, presso i cui archivi sono depositati i documenti, ha già pubblicato diversi resoconti, tra i quali quello sulla Basilicata, sul Salento, sulla Calabria e sull’Abruzzo – oltre a rappresentare la fase pionieristica dell’etnografia etnomusicale scientifica nel nostro paese, documentano un ampio spettro di repertori di tradizione orale, in gran parte (e in quelle forme) estinti unitamente ai contesti culturali all’interno dei quali sono stati prodotti (e anche documentati). Daniele Cestellini, Blogfoolk

Si tratta ancora una volta di un insieme di documenti di eccezionale valore, per la presenza di canti improvvisati in ottava rima (tra cui la declamazione di poemi epici di Adolfo Consolini da Norcia), canti della mietitura, stornelli, saltarelli, canti di questua, ninna nanne, racconti popolari, canzoni narrative.  Parliamo di repertori, epsressioni, rituali che all'epoca si riferivano ad un orizzonte simbolico ancora solido e integro. Ciro De Rosa, Il giornale della musica 

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