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Antonello Ricci, Roberta Tucci
(a cura di)

Musica arbëreshe in Calabria

esaurito

Le registrazioni di Diego Carpitella e Ernesto De Martino (1954)
2006 II ed., € 25
Formato 14x19, 37 foto in b/n, pp. 220

 

 Titolo al momento non disponibile

 

Dal 15 al 23 aprile del 1954 Diego Carpitella ed Ernesto De Martino condussero una campagna di rilevamenti sonori presso alcune comunità albanesi della Calabria e della Basilicata, confluiti nella Raccolta 22 del Centro Nazionale Studi di Musica Popolare, oggi Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

In Calabria la ricerca interessò i comuni di Pallagorio, Carfizzi, San Nicola dell’Alto, San Demetrio Corone, Macchia Albanese, Frascineto, Lungro e Castroregio documentando, attraverso interpreti con una piena padronanza dei materiali musicali e una cifra stilistica di particolare pregio, repertori connessi al ciclo della vita e alla ritualità dell’anno in cui si ritrovano motivi epici originari dell’Albania: fra gli altri, un nucleo di canti di nozze accompagnati da una danza circolare o a serpentina (vallja), assente nel resto dell’Italia continentale, e un pregevole corpus di canti lirici basati su meccanismi di improvvisazione e abbinati a una poetica del tutto originale (vjershet).

Una documentazione, in larghissima parte inedita e imprescindibile per la conoscenza del patrimonio musicale arbëresh della Calabria, nei due CD allegati al volume, con introduzione critica, i testi poetici con traduzione, due scritti di Carpitella e De Martino e un significativo corredo fotografico.

Ascolta il brano Hënëza e kësaj vanele

 

 

antonello-ricci 

Antropologo e musicista, virtuoso di chitarra battente e zampogna, Antonello Ricci insegna all’università “La Sapienza” di Roma e si occupa di questioni antropologiche, relative ad aspetti visivi e museografici della musica e dell’ascolto.

 

 

tucci

 

Etnomusicologia ed etno-organologa, Roberta Tucci lavora presso il Centro Regionale di Documentazione della Regione Lazio. Ha effettuato ricerche sul campo in diverse regioni dell'Italia centro-meridionale. Ha insegnato Storia degli strumenti musicali presso il DAMS dell'Università della Calabria.

 

 Questo libro rappresenta il miglior contributo apparso in tutti questi decenni sul fenomeno divulgato da de Martino e Carpitella e sintetizza il valore di questi documenti inserendoli in mezzo secolo di studi etnomusicologici. Dinko Fabris, La Repubblica

Non ci pare di rivolgerci a un pubblico di nicchia segnalando l’uscita di un piccolo tesoro … celato nel forziere delle musiche di tradizione del nostro paese. Un forziere che finalmente… potrà aprirsi a tutti. Perché questa è musica che tutti dobbiamo ascoltare. Per sapere chi siamoGabriele Ferraris, La Stampa

Questo libro ci pone di fronte al documento originale, che è molto più crudo e aspro della miriade di rivisitazioni più o meno competenti, dandoci la misura della distanza che intercorre tra la sofferta impellenza del rituale di allora e l’euforica celebrazione dell’intrattenimento di oggiPaolo Scarnecchia, Il giornale della musica  

Carpitella e De Martino capiscono di trovarsi di fronte alla “fine” di un mondo, i cui brandelli restano ora appettiti da un mercato sempre più globale e rimasticate in un glocal commerciale lontano dalle posizioni musicali e comportamentali di quarant’anni faFabio Francione, Il cittadino

La pubblicazione è un evento di straordinaria importanza per chi si occupa di musica popolare. Queste incisioni sono infatti la testimonianza di anni in cui la musica di tradizione orale del nostro paese era ancora altro, testimonianza di un altro modo di fare musica. Giovanni Vacca, Alias

 

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