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Timisoara Pinto

Lavorare con lentezza

contiene 2cd

Enzo Del Re, il corpofonista
2014,
€ 25
Formato 14x19, 48 foto in b/n e a colori, pp. 304

 

€25.00
€21.25

 
Cantastorie e corpofonista, Enzo Del Re è stato l’interprete più autentico di una stagione di impegno civile nella quale le canzoni di lotta e di protesta animavano il sogno di una società diversa. Con uno stile e un linguaggio inconfondibili, schioccando la lingua e percuotendo sedie e valigie o qualsiasi altro oggetto che potesse ritmare la sua urgenza di vita, è stato protagonista di memorabili esperienze culturali e teatrali, da Ci ragiono e canto 2 agli spettacoli con Nuova Scena, il Teatro Operaio e i Circoli Ottobre, per poi eclissarsi nella sua Mola di Bari, mentre il movimento del '77 eleggeva a proprio inno una sua canzone, Lavorare con lentezza

Dalla viva voce di quanti lo hanno conosciuto e amato, da Dario Fo a Giovanna Marini, da Antonio Infantino a Vinicio Capossela, da Paolo Ciarchi a Andrea Satta, da Vittorio Franceschi a Piero Nissim, il volume, con un significativo corredo fotografico, ricostruisce la vicenda umana e artistica di un autore così iconograficamente arcaico, eppure straordinariamente contemporaneo, da rappresentare, con i ritmi della sua lingua e della sua sedia, un anticipatore e un archetipo per tanta cultura musicale giovanile di oggi, come il rap e la techno.

Nel primo dei CD allegati al volume, una scelta antologica del repertorio di una voce irriducibilmente contro, mentre nel secondo CD un tributo alla sua memoria da parte di numerosi artisti che, da Vinicio Capossela a Teresa De Sio, da Antonio Infantino alle Faraualla, da Alessio Lega ai Radicanto, dai Têtes de Bois a Tonino Zurlo, hanno rivisitato alcuni dei suoi brani.

 

Ascolta il brano Lavorare con lentezza

 

Leggi l'introduzione di Timisoara Pinto

“Fermato un capellone dalla testa incoronata”: strillo con fotonotizia dai contorni psichedelici. Torniamo all’era premediatica, al futuro di un’età arcaica che ha ancora i suoi sciamani e i suoi stilobati. È una storia che ha inizio quasi cinquant’anni fa, quando la fotografia era psichedelia, musica e cinema e i colori si mischiavano roteando a spirale come fluidi rosa miscelati con altri colori, come fa lo scatto, la morsa dell’obiettivo quando l’immagine finisce in trappola. Difficile ricomporre la fotografia di un mondo onirico scontornato nelle pagine di cronaca e di costume, un mondo che preordinava il verbo e le spigolature di quelle colonne e che, a raccontarlo oggi, non sembra neanche vero.

Brancolano nelle schiarite i protagonisti a caccia di risposte e ricordi di un tempo che era il loro presente, attimo fuggente, mica materia di un passato che oggi qualcosa può significare. No, per tutto ci sarebbe stato ancora qualche istante, un’altra volta, la prossima, ore ed ore di notte, dell’altro tempo ancora. Si viaggiava in quattro nella “Due cavalli” per partire e non arrivare nell’orario approssimativo da nessuna parte. Ma si arrivava. Sì, ad una festa. Dell’amico dell’amico del cugino dell’amico dello scrittore critico cinematografico fratello di quella che aveva sposato quell’inglese che non diceva una parola tranne che per chiedere di accendere, mentre la moglie scocciata dell’intellettuale comunista extraparlamentare di sinistra organizzava mostre o vernissages, che è lo stesso ma suona meglio, mentre quello che suona per davvero se ne sta solo e poi c’è chi non ci sta e scrive Amico fragile perché tutti lo tirano dalla giacchetta e si aspettano che faccia quello e basta, che ora è il suo turno e addà cantà. Per loro.

“Le foto? Sai all’epoca nessuno si è mai chiesto se c’era bisogno di fare fotografie”. Il colmo per chi lavora per la memoria e con entusiasmo la ricerca. L’esempio di Sandro Portelli e Giovanna Marini – per dire due numi tutelari in materia – mi sia di incoraggiamento. Roberto Leydi, che ho conosciuto solo attraverso le sue opere, lo ha già fatto.

Questa sì che è un partenza, mi dico. Tutta d’un fiato, promettente, piena di spunti, inquietudini, spontaneità. Costruzione, tassello su tassello, appunti e scenari. Ci ragiono e scrivo, mentre loro cantano. Eppure i giornali c’entrano, e come, in questa storia, non determinano ma ci provano con il loro zelante sigillo mattutino, con il loro tentativo di gettare un po’ di grigio a piombo sull’ingestibile vivacità del beat, decidendo tra cattura e conquista. All’epoca, le poche righe che seguono e il titolo da cui tutto ebbe inizio, altro non erano che l’opera del solito “matusa” incallito. A lui il privilegio di qualche flash e – click – il soggetto è preso. Catturata anche questa.
Ecco come, in un trafiletto (più vicino a un verbale che ad un articolo) pubblicato dal “Corriere della Sera” in un giorno di quell’ormai glorioso ’67:

"Due capelloni sedicenti cantautori, che camminavano in piazza Duomo con un abbigliamento particolarmente stravagante (uno dei due aveva addirittura una coroncina in capo), hanno attirato l’attenzione di un folto gruppo di passanti. È stata avvertita la Volante e i due sono sono stati condotti in questura. Si tratta di Vincenzo Del Re, di ventitré anni, da Firenze, e di Antonio Infantino, pure di ventitré anni, da Potenza, entrambi senza fissa dimora. Sono stati fermati per accertamenti".

Fu il primo di una stravagante, quanto improbabile, serie di arresti volanti, processi volanti, testi di canzoni scritti su fogli volanti. Di volante, allora, c’erano i volantini, ma i due termini non andavano affatto d’accordo. Per un volantino per aria, una volante per strada, un uomo per terra, un buco nell’acqua. Altre strade, altre storie. Eppure c’è chi le ha litanizzate, tradizione orale che si fa canto di cronaca: verba manent su scritti volanti. Questo libro li raccoglie e li racconta, pensando di custodire un piccolo tesoro di un cantastorie anarchico che – ironia della sorte – si chiamava Del Re, Enzo Del Re.

I CD

CD 1

1. Il banditore 4.07

2. Lavorare con lentezza 2.16

3. Tengo ‘na voglia e fa niente 2.36 

4. La fretta 2:45

5. La sopravvivenza 1.59

6. Il Superuomo 3.24

7. La 124 3.05

8. Comico 4.00

09. Scittrà 6.01

10. U cant d' navgant 3:39

11. L'organizzazione nuova 6.14

12. Maul 2.43

13. T'ador e t ringrz 3.22

14. Mara Lueis 3.53

15. Tonino Micciché 4.40

16. Povera gente 3.39

17. Si 'na goccia 2.50

19. E' bello il meridione 2.55

20. Avola 3:21

durata totale 67.37

CD 2

1. Faraualla, Il banditore 4.52

2. Terrae, Scitt’ra 9.04

3. Antonio Infantino, Enzo ed io 3.59

4. Antonio Infantino & i suoi Tarantolati, Povera gente 4.10

5. Antonio Infantino & i suoi Tarantolati, Avola 4.40

6. Antonio Infantino, Ti saluto... 3.49

7. Tonino Zurlo, Ai cantastorie (Vòsce de pòpulu, vòsce de ddie)
dedicato a Matteo Salvatore e Enzo Del Re 3.12

8. Teresa De Sio, T’ador e t’ringrz 5.05

9. Luca Basso, Giuseppe Berlen (Fabularasa) & Alessio Lega, Io e la mia sedia 4.44

10. Alessio Lega & Luca Basso, Giuseppe Berlen (Fabularasa), Comico 3.45

11. Luca De Nuzzo, Mataln (Maddalena) 2.04

12. Radicanto, T’ador e t’ringrz 4.42

13. Piero Nissim, Poesia per Enzo 0.55

14. Andrea Satta & Maurizio Pizzardi (Tetes de Bois) feat. Antonio Infantino Lavorare con lentezza/ Teng na voglia ‘e fa niente 5.25

15. Vinicio Capossela, Quel 25 aprile… 1.56

16. Vinicio Capossela, Polpo d’amor 2.12

17. Vinicio Capossela, I pr't 2.15

18. Vinicio Capossela, Voce e mare… 1.15

19. Vinicio Capossela, U cant d’ navgant 3.40

durata totale: 71:54

Enzo Del Re con Vinicio Capossela, live Primo Maggio 2010

 

timisoara

 

Giornalista professionista, Timisoara Pinto lavora in Rai dal 1999 come autrice, conduttrice, programmista ed esperta musicale. Appassionata di canzone d'autore e cultura popolare, ha curato la direzione artistica di eventi musicali in memoria di Enzo Del Re e Rino Gaetano.

 

 

… una storia molto diversa. E’ quella che racconta, con un coinvolgimento intenso, come se fosse una cronaca in diretta, Timisoara Pinto, in questo libro-evento (…) Timisoara si accampa in uno di questi luoghi di vita, collettivo e musica. E come tutti coloro che si accampano, cercano un albero. Il suo albero nel libro-racconto (…) è Enzo Del Re, che non tutti conoscono ma peggio per loro. (…) Un’antologia, bella da leggere, da recitare, da cantare. Bella come certi momenti e passaggi e personaggi di una certa Italia presa in mezzo che qui non è dimenticata. Furio Colombo, Il fatto quotidiano

Ma il classico assoluto sul rifiuto del lavoro resta “Lavorare con lentezza” di Enzo del Re, che il cantautore usava cantare usando una sedia come strumento musicale: “ Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo/ chi è veloce si fa male e finisce in ospedale”. E proprio ad Enzo Del re è dedicato il libro “Lavorare con lentezza- Enzo Del Re, il corpofonista” di Timisoara Pinto, un bellissimo volume che non solo ripercorre la storia di Del Re, ma anche di buona parte della canzone politica e sociale italiana daglia nni Sessanta in poi Ernesto Assantehttp://assante.blogautore.repubblica.it

Ricostruisce, con affetto e intelligenza, la storia di un outsider della musica popolare, in una stagione (gli anni 70) in cui la canzone di protesta era il primo motore del sogno di una società diversa. E lui era lì, con il suo sorriso meraviglioso, la sua musica trascinante e rigorosa. Un anarchico vero, pedone per scelta esistenzale, coerente fino alla fine nella sua missione di musicista-operario. Pinto lo segue da vicino, ritrova la gente che lo ha conosciuto e amato, gli anni di Mola (il suo paese in Puglia), le avanguardie fiorentine, l'esperienza con Nuova Scena, Fo, il teatro operaio... Giandomenco Curi, Il Venerdì-La repubblica

Arrivava sul palco con due sedie, una per sedersi, l'altra per suonrare. Da quel domestico objet trouvé percosso di pugno, di mano, con le dita,l'uomo con il basco era capace di estrarre una polifonia dadaista di ritmi e suoni. Ora un bel libro (...) ricostruisce con mille aneddoti e testimonianze la vicenda di questo cantastorie anarchico (...) Arcaico e insieme modernissimo, tanto che ancora oggi la sua Lavorare con lentezza risulta la più ironica e acuta critica sonora al Jobs Act di Matteo Renzi  Alberto Dentice, L'Espresso

È questo uno dei punti di forza del libro: non solo dare conto della stagione di recupero della tradizionale musicale orale (che fu anche idealizzazione romantica dell’alterità popolare, “ritinteggiata di rosso”, come ha scritto Bruno Pianta), ma anche portarci dentro quelle memorabili esperienze musicali e teatrali di cui Del Re è stato protagonista con altre personalità della cultura italiana. (...)  Poi, ci furono il ritorno nella sua Mola di Bari, il rientro sulle scene all’inizio del nuovo millennio. Infine, arrivò la “riscoperta” degli ultimi anni: (...) quella di Tetês de Bois, Giuseppe De Trizio, Daniele Sepe e Capossela, tra gli altri. Ciro De Rosa, BlogFoolk

Tra testimonianze preziose e narrazione appassionata, la giornalista Timisoara Pinto ricompone il focoso mosaico del personaggio, della sua arte, della sua forza polemica. Si assapora lo spessore di un uomo senza regole, se ne percepisce la fatica di vivere avendo scelto di mettere il proprio corpo al servizio della canzone (…) Pure noi che non l’abbiamo mai conosciuto sentiamo un vuoto: questo è uno dei grandi meriti del libro Paolo Ferrari, Rumore

Se mai è esistita una musica d'autore profondamente radicata e strutturata dai moduli narrativi della tradizione, ma appoggiata sulla pura consistenza carnale, questa è stata la musica e la storia di Enzo Del Re. Che cantava con voce potente, ma appoggiando la pulsazione ritmica di base sui colpi battuti su una sedia, su una valigia, sul suo stesso corpo. Una "beat box biologica", si potrebbe dire Guido Festinese, Il giornale della musica

Del Re Enzo (cantastorie) tra i cento nomi del 2014: un ricordo da 8  Gianni Mura La repubblica 

Questa irriducibilità è forse il tratto più importante di Enzo Del Re, come anche di Matteo Salvatore. La loro è una irriducibilità che viene dal sapere elaborare la cultura secolare dei braccianti e degli esclusi di Puglia, quello che De Martino chiamava il 'mondo subalterno', ma senza adagiarvisi naturalisticamente (...) entrambi hanno riprodotto uno scarto rispetto a quel mondo Alessandro Leogrande, Corriere del Mezzogiorno 

per conoscere davvero l’uomo e l’artista bisogna affidarsi a Timisoara Pinto, che per anni lo ha seguito, intervistato, coccolato, compreso, adottato; ha poi sfogliato migliaia di pagine di giornali, andando alla ricerca di testimoni, amici, nemici, gente stupìta, gente dimentica o dimenticata, a caccia di ogni informazione utile, di ogni respiro trattenuto. (…) La Pinto non propone solo il bel ritratto di un artista:  questo libro è anche e soprattutto il racconto di una età lontana, la parte centrale degli anni Settanta, gli anni della contestazione e della partecipazione, dell’utopia e del mito operaio e contadino (…) Un racconto fluente e coinvolgente, leggero eppure serio e documentato, dinamico, eppure realizzato ‘con lentezza’, perché anche noi, per dirla con Enzo “amiamo il lavoro ma odiamo la fatica”. Elisabetta Malantrucco, Bravo! online

Il volume della Pinto illumina, o per lo meno fa uscire dai suoi recessi, un personaggio davvero singolare, unico ed effettivamente misconosciuto al grande pubblico come Enzo Del Re (...) In Lavorare con lentezza, Pinto svolge un lavoro ampio ed importante di riscoperta, cominciando col chiamare a raccolta i ricordi dei tanti che con Del Re hanno avuto a che fare Beppe Montresor, L'Arena

Un artista dalla creatività inversamente proporzionale alla quantità degli strumenti adoperati (...) Un protagonista indiscipliinato di una stagione politica e culturale Liborio Conca Il Mucchio

Nel ripercorrere la vita e le esperienze artistiche di Del Re, Temisoara Pinto descrive un mondo, un modo di vivere e di interpretare la realtà di quegli hanni che ha accomunato migliaia di persone, allora giovani, determinate a cambiare lo stato delle cose e dove Enzo Del Re era immerso completamente. La stagione del Nuovo Canzoniere Italiano, del Teatro Politico, dei circoli culturali “Ottobre”, l'impegno artistico e politico come esperienza totalizzante, gli incontri e le collaborazioni con attori, cantanti e musicisti, molti dei quali lo hanno ricordato nelle pagine del libro. Il Cantastorie

Enzo Del Re, uno che suonava sedie e la sua stessa bocca, avanguardista senza volerlo nei Sessanta e fino all'ultimo, per quella coincidenza di genuinità urgenza e coraggio di cui oggi ci sarebbe parecchio bisogno. Il libro, documentatissimo, allega anche due cd. Non essendoci più nulla in commercio di Del Re la pubblicazione è doppiamente preziosa. Da avere. Macramé, Trame comunicative

L'arte di Del Re è la storia dell'intransigenza. Che seppellisce ogni tipo di compromesso. "(...)È una storia che ha inizio quasi cinquant’anni fa, quando la fotografia era psichedelia, musica e cinema e i colori si mischiavano roteando a spirale come fluidi rosa miscelati con altri colori, come fa lo scatto, la morsa dell’obiettivo quando l’immagine finisce in trappola", dice in apertura del testo Timisoara Pinto. Prima insomma d'entrare nella formazione di Del Re. Del corpofonista che fece il '68 dal 1967. Se non ancora prima. Nunzio Festa, Il Quotidiano della Basilicata

Macchina uguale a industria, industria uguale a sfruttamento dei proletari. E quindi figurarsi. Meglio viaggiare in treno, sui regionali e naturalmente senza biglietto perché i trasporti sono un bene pubblico: fare anche otto ore di viaggio per arrivare a Roma. Enzo Del Re, da Mola di Bari, era anche questo. Un capatosta. Una voce e un corpo attraverso cui leggere, nella sua variante di lotta, gli ultimi sessant’anni della canzone italiana. (...) E la storia di Del Re restituita dalla Pinto incrocia antagonismo, manifestazioni, il Sessantotto, gli anni Settanta e i circoli Arci. I picchetti contro la guerra in Vietnam e le prime radio libere. Si resta appiccicati alle pagine, con le orecchie rivolte alle parole del “corpofonista” Carmine Saviano, repubblica.it

Il più anticonformista, bizzarro e sorprendente protagonista della musica italiana.Enzo Del Re era capace di tutto, perfino di mantenere un rigore assoluto e sovversivo anche quando le cose della storia, le vicende della società italiana, andavano da tutt'altra parte. Ma lui era fatto così: estremo, puro, eremita della parola, artigiano sublime. (...) per avere una biografia completa ed esauriente abbiamo dovuto aspettare il 2014, dopo la sua scomparsa avvenuta nel 2011, col bel libro curato da Timisoara Pinto. Enzo Del re è stato uno di più sorprendenti figli della Puglia, un monumento scabro ed essenziale, ruvido e rigoroso, uno straordinario cantastorie per cui la militanza, la vicinanza ai derelitti, ai poveri, ai marginali, era un ragione di vita, talmente forte da non ammettere deroghe, in ogni istante della sua esistenza. Ernesto Assante, Gino Castaldo, Repubblica  

La prima volta che ho ascoltato un brano di Enzo Del Re (“Il Banditore”), sono rimasto sconcertato: in modo del tutto spontaneo e casuale, rassomigliava incredibilmente a “On the Subway”, un pezzo dei precursori del rap statunitense, i Last Poets di Harlem. Loro “rappavano” e cantavano sui tamburi, lui cantava e recitava su un tappeto sonoro costituito dagli schiocchi della sua lingua e dal tamburellamento in stile “proto-jungle” su una vecchia sedia. Un genio, evidentemente. Estremista, coerente con se stesso sino alla paranoia, ma straordinariamente creativo e dotato di una voce prodigiosa, lo sfortunato Enzo Del Re e stato uno dei piu originali e sorprendenti cantautori italiani. Walter De Stradis, Controsenso

Nessuno, prima di Timisoara Pinto, era riuscito a ricostruire la storia di quest'uomo in tutta la sua complessità, dipingendone un ritratto veritiero e lucido, non certo privo di sfaccettature e contraddizioni. (...) una testimonianza accorata ma mai sentimentale, un lavoro di ricostruzione certosino ma partecipe Barbara Ronca, L'indice dei libri del mese 

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