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  • Nicola Scaldaferri, Stefano Vaja, Nel paese dei cupa cupa

    Nicola Scaldaferri, Stefano Vaja, Nel paese dei cupa cupa

    Suoni e immagini della tradizione lucana

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Giovedì, 10 Febbraio 2022

L'intervista di Carlo Moretti ai Fratelli Mancuso

zampognaro

 

Pubblicata su Repubblica.it alla vigilia del loro concerto all'Auditorium Parco della Musica di Roma, il 4 novembre 2021

Con il loro nuovo album hanno appena vinto la Targa Tenco per il Miglior disco in dialetto. Eppure Manzamà dei Fratelli Mancuso, in cui suonano anche il violoncellista Giovanni Sollima e il contrabbassista Ferruccio Spinetti, travalica per molti aspetti i meriti per un uso decisamente poetico del siciliano, è un album pieno di suggestioni e di atmosfere, splendidamente suonato e cantato, e si avvale anche degli arrangiamenti in quattro brani di Franco Battiato, probabilmente l'ultimo impegno artistico del grande cantautore catanese prima della sua scomparsa. I fratelli Enzo e Lorenzo Mancuso hanno portato ancora più avanti la loro ricerca nel campo del folk italiano, realizzando un affresco che si ricollega alla grande canzone tradizionale e riprende per molti versi un discorso il cui filo passa anche per la produzione di Fabrizio De André, a cominciare dall'album in genovese Creuza de mä. I Fratelli Mancuso il 4 novembre presenteranno Manzamà in concerto a Roma, all'Auditorium Parco della Musica.

Manzama

 PIU’ DI DIECI ANNI DAL DISCO PRECEDENTE, COME MAI TANTO TEMPO?
"Una parte di Manzamà era stata registrata 6 o 7 anni fa, il periodo in cui incontrammo Franco Battiato e Giovanni Sollima. Cominciammo a registrarlo a Perugia, poi abbiamo avuto dei lutti in famiglia, un fratello, la nostra mamma, e questo ci aveva completamente sconvolto nel profondo dell'anima. Abbiamo comunque continuato a lavorare a teatro con Emma Dante e con altre compagnie, come Vetrano e Randisi, e a tenere concerti. Ma il disco, con tutto quello che un album comporta in termini di promozione, non era evidentemente così urgente".

COME AVETE CONOSCIUTO BATTIATO?
"L'abbiamo incontrato la prima volta nel 1993 quando vincemmo la rassegna della canzone d'autore a Recanati, Franco era nella giuria. Poi ci siamo incontrati nuovamente nel 1999 al Premio Tenco e ancora nel 2013 quando vincemmo alla Mostra del cinema di Venezia il premio per la Migliore colonna sonora per il film di Emma Dante Via Castellana Bandiera. A quel punto cominciò a seguirci con più frequenza, finché quell'anno arrivammo in Sicilia per il "Festival del Cinema di frontiera" di Marzameni e Franco ci invitò ad andarlo a trovare nella sua casa di Milo. Fu lì che parlammo del nostro nuovo disco Manzamà, ci eravamo bloccati sull'arrangiamento di quattro canzoni e lui si offrì di occuparsene. Ci confrontammo spesso, via via che le terminava ci mandava le partiture che abbiamo poi fatto suonare a un quartetto d'archi, da aggiungere alle registrazioni che avevamo già realizzato. Come detto, poi ci siamo fermati per questioni personali. Nel 2020, quando il disco era ormai pronto e stampato, glielo abbiamo mandato ma Franco era già molto malato, non sappiamo se sia riuscito o meno a sentirlo".

COLPISCE MOLTO IL TESTO DI Animi, UNA LISTA DI NOMI.
"Sono i nomi di alcuni dei tanti migranti che hanno perso la vita inseguendo il sogno di una vita migliore, li abbiamo presi da una rivista: persone annegate tentando di attraversare il mare, o che sono arrivate da noi ma non ce l'hanno fatta, sono molti quelli che si sono suicidati. Nel disco ci sono due canzoni che parlano della grande tragedia del Canale di Sicilia, La scinnuta, che parla dei naufragi, e Animi: per dare dignità a queste persone, una canzone fatta con i loro nomi ci sembrava più rappresentativa di tante parole".

QUELLO DELL’EMIGRAZIONE è UN TEMA CHE VI STA MOLTO A CUORE: SIETE STATI ANCHE VOI EMIGRANTI.
"A Sutera, in provincia di Caltanissetta dove vivevamo, nostro padre era il mugnaio del paese, ma negli anni Sessanta quando cominciò il grande esodo degli italiani verso Francia, Belgio e Inghilterra, nostro padre perse molto lavoro, non c'era più grano da macinare visto che i contadini erano tutti espatriati. Per Londra partirono prima i nostri due fratelli maggiori, poi venne il nostro turno. Partimmo in tre, con me ed Enzo venne anche l'altro nostro fratello, Peppe. Prima la fonderia, poi la catena di montaggio in fabbrica, a Londra siamo rimasti quasi dieci anni. Per dare dignità alla nostra esistenza facevamo molta attività politica e sindacale, cominciammo a comporre le prime canzoni e a esibirci per i nostri connazionali. Quando nel 1979 andò al governo Margaret Thatcher quella che veniva considerata la nostra 'cellula rossa' finì nel mirino, ci spostarono nei posti peggiori. Nell'81 un amico di Città della Pieve ci offrì di tornare in Italia e partimmo, lasciando tutto: avevamo 30 anni. Una sera ci esibimmo a Perugia a una festa dell'Unità dove conoscemmo una ragazza tedesca che ci offrì di fare un tour in Germania in piccoli club. Poi vennero la Francia e la Spagna dove nel 1986 conoscemmo l'etnomusicologo Joaquin Diaz che ci propose di fare il nostro primo disco. E così cominciò tutto".

AVETE SEMPRE COMPOSTO CANZONI IN DIALETTO SICILIANO.
"Ritornano alla mente le voci che abbiamo ascoltato nella nostra infanzia, la prima lingua ascoltata in casa o durante le funzioni religiose in chiesa, quella dei canti di lavoro dei contadini che cantavano nel nostro mulino i loro canti monodici 'alla carrettiera'. In Inghilterra cantare in dialetto ci aveva permesso di dare dignità e senso alla nostra vita, tenendoci stretti alle nostre radici, ora esprimeva i nostri sogni. Ci aiutò moltissimo a Londra un disco di Alan Lomax che comprammo in una libreria a Piccadilly, ascoltarlo per noi fu come una fulminazione".

IL SUONO DI QUESTO ALBUM VI COLLEGA IDEALMENTE ALLA GRANDE TRADIZIONE DEI DISCHI DI MUSICA FOLK ITALIANA CANTATI IN DIALETTO, A COMINCIARE DA Creuza de mä DI DE ANDRE’.
"Siamo tutti figli di qualcuno e anche se non abbiamo mai avuto modo di conoscerlo, De André ci ha colpito sempre molto. Come ci hanno ispirato tanto, soprattutto Enzo per i testi, i dischi che ascoltavamo con i compagni di fabbrica spagnoli, quelli della Nueva Trova cubana e dei cantautori latinoamericani e spagnoli che cantavano davvero la poesia".

POI, UN PO’ PER CASO, E’ ARRIVATO PER VOI ANCHE IL CINEMA.
"Nel 1997 pubblicammo l'album Bella Maria. Quell'anno Anthony Minghella, fresco di Oscar per Il paziente inglese, arrivò in Italia per i sopralluoghi di Il talento di Mr. Ripley e anche per scegliere delle musiche, finché cercando dischi italiani sentì il nostro canto religioso Rusariu di la 'Mmaculata e se ne innamorò. Lo chiese per la colonna sonora insieme a un altro nostro brano che componemmo più tardi, direttamente sul set. Non solo: osservando il nostro album Minghella venne colpito dalle nostre fotografie e ci chiese anche di partecipare alle riprese, così recitammo nel film".

GRAZIE A QUELLO STESSO DISCO INCONTRASTE ANCHE EMMA DANTE.
"Emma aveva iniziato la sua attività teatrale con la compagnia Sud Costa Occidentale utilizzando tre brani da quel disco pubblicato dalla Amiata Records. Con lei abbiamo poi anche fatto due Medee. Quando poi ha girato il film Via Castellana Bandiera ha deciso di inserirci un solo brano, la nostra Cumu sula la strata, colonna sonora premiata alla Mostra del cinema di Venezia".

Il 4 NOVEMBRE SARETE IN CONCETO ALL’AUDITORIUM PARCO DELAL MUSICA. VEDERVI SUL PALCO INSIEME E’ SUGGESTIVO, NON SOLO VI ASSOMIGLIATE MOLTO MA AVETE ANCHE LO STESSO TIMBRO VOCALE PER CUI QUANTO CANTATE INSIEME SI HA L’IMPRESSIONE DI ASCOLTARE UN CANTO DIFONICO
"Succede quando si è perfettamente intonati e nelle voci si sprigionano gli armonici, è tutta la vita che cantiamo e stiamo insieme, la nostra intesa è il risultato delle tante esperienze e dei viaggi che abbiamo vissuto, delle persone che abbiamo incontrato, delle storie che abbiamo ascoltato, della musica che abbiamo amato. Si può dire che viviamo in simbiosi e ci influenziamo a vicenda. Chi fa musica tradizionale oggi non ha la fortuna che abbiamo avuto noi, molti si collegano al momento, seguono la pizzica e il folclore facile di moda per far piacere all'ascoltatore, cercano soltanto di non disturbarlo mai".

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