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Indaco - Porte d'Oriente

A dieci anni dalla fondazione del gruppo, Porte d’Oriente  riepiloga il percorso artistico di una delle più originali formazioni della scena musicale italiana, nata dall’incontro tra Mariopio Mancini, polistrumentista di area new age, Rodolfo Maltese, storica chitarra del Banco del Mutuo Soccorso, e Arnaldo Vacca, eclettico percussionista già con Musicanova e Teresa de Sio, ai quali si sono aggregati PierLuigi Calderoni, alla batteria, Carlo Mezzanotte alle tastiere, Luca Barberini al basso e Gabriella Aiello alla voce. A unirli la stessa inclinazione a sperimentare nuovi linguaggi musicali in cui ognuno ha riversato le proprie esperienze, magistralmente “frullate” per la produzione di un suono assolutamente originale in cui si evidenziano i limiti di categorie correnti – world music, new age, ambient, etno-rock o etno-jazz- a definire l’ampiezza di articolazioni, la complessità di suggestioni della musica, quando è frutto di un lavoro svolto con rigore e passione.

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Melodie struggenti, sottolineate dalla voce melismatica di Andrea Parodi, si alternano a ballate etniche, affidate alla voce di Enzo Gragnaniello, mentre Francesco Di Giacomo accompagna intense suite in cui il rock progressive si fonde con sonorità tipicamente mediterranee in un succedersi esaltante di strumentisti felice di contribuire alla programmatica eversione di generi e stili: la tromba di Lester Bowie succede al violino di Mauro Pagani, l’arpa celtica di Fiona Davidson lascia la scena alla fisarmonica di Antonello Salis, la zampogna di Antonello Ricci evoca i segni di un tenace legame alle radici e le percussioni di Tony Esposito intervengono ad esaltare la gioia di una musica che è anche e soprattutto ritmo e danza, pulsare del cuore nel dipanarsi felice di una progetto della mente.

 

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In quella zona di frontiera in cui si dileguano sentimenti esclusivi di appartenenza per lasciare il posto a un sentire diverso in cui differenze e distanze si annullano, le porte sembrano spalancarsi davvero su altri mondi, in un vertiginoso moto di riappropriazione in cui l’oriente si innesta sul solco delle tradizioni mediterranee, i balcani abbracciano l’area celtica, secondo registri stilisitici e musicali sapientemente delineati dagli autori. Oltre a rimettere in circolazione brani ormai storici degli Indaco, come Andalusiana, Amorgòs e Waiting for kundalini¸da tempo irreperibili sul mercato, Porte d’Oriente, prodotto da Squilibri e in distribuzione con il Manifesto, offre ai numerosi appassionati della band romana anche alcuni brani inediti, tra i quali Salentu in cui l’appassionato canto di Andrea Parodi si apre sulle ritmiche scatenate della pizzica.


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Vedi anche "Porte d'oriente" CD